Chi passa dall’apnea alle bombole, o viceversa, racconta quasi sempre la stessa sensazione: sentirsi ospite in casa d’altri. L’apneista è abituato a scendere in silenzio, leggero, con le sue emozioni e i suoi pensieri. Con le bombole, invece, si respira con calma, si fanno bolle rumorose e il tempo sembra infinito. Stesso mare, due modi opposti di starci.
La differenza non è solo di attrezzatura. Vediamola per bene.
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In breve
In apnea scendi con un solo respiro trattenuto; con le bombole (immersione con autorespiratore, detta ARA o scuba) respiri aria compressa per tutta l’immersione. Il subacqueo con le bombole resta giù a lungo e assorbe molto azoto, quindi deve risalire con la decompressione; l’apneista resta giù poco ma deve gestire ipossia e compressione degli organi in cui è presente aria, come i polmoni e l’orecchio medio. Il rischio tipico dell’apnea è la perdita di coscienza per mancanza di ossigeno; quello delle bombole è la malattia da decompressione. Sono due sport diversi, con corsi e brevetti diversi: un brevetto non vale per l’altro.
Qual è la differenza tra apnea e subacquea?
La differenza sta tutta in una parola: respiro.
Nell’immersione con autorespiratore (in Italia si dice ARA, nel mondo scuba) porti con te una bombola di aria compressa. Un erogatore te la consegna alla stessa pressione dell’acqua che hai intorno, così puoi respirare normalmente anche a 30 metri. Resti sotto decine di minuti.
Nell’apnea scendi con un solo respiro preso in superficie. Niente bombole, niente bolle. Il tempo sotto si misura in secondi, al massimo in qualche minuto, e il tuo limite è quanto ossigeno hai dentro e quanto bene lo usi.
Da questa differenza ne discendono tutte le altre.

Cosa succede ai polmoni nei due casi?
Con le bombole, i polmoni restano più o meno della stessa grandezza a qualsiasi profondità, perché respiri aria alla stessa pressione dell’acqua. Il pericolo arriva in risalita: se trattieni il fiato mentre sali, l’aria nei polmoni si espande e può danneggiarli. È la prima regola di ogni corso con le bombole: mai trattenere il respiro. Proprio il contrario dell’apnea.
In apnea succede l’opposto. Scendendo, la pressione dell’acqua schiaccia l’aria che hai nei polmoni: a 10 metri il suo volume si dimezza, a 30 metri è un quarto. È la legge di Boyle, e il corpo la gestisce richiamando sangue nel torace per riempire lo spazio (Fitz-Clarke, 2018). Lo spieghiamo con calma nell’articolo sulla legge di Boyle e i barotraumi.

E l’azoto? Chi fa apnea rischia la decompressione?
L’aria è fatta per quasi quattro parti su cinque di azoto. Sotto pressione, l’azoto si scioglie nel sangue e nei tessuti, come l’anidride carbonica in una bottiglia di acqua frizzante chiusa. Se risali troppo in fretta, è come aprire la bottiglia di colpo: si formano bolle. È la malattia da decompressione.
Il subacqueo con le bombole respira aria compressa per molti minuti, quindi accumula molto azoto. Per questo segue tabelle e computer, risale lento e fa le soste di decompressione.
L’apneista porta giù solo l’azoto di un respiro, quindi per anni si è pensato che fosse al sicuro. Non è del tutto vero. Una revisione recente ha raccolto oltre 244 casi di malattia da decompressione in apneisti in 75 anni: pescatori di perle, Ama giapponesi, Haenyeo coreane, pescatori subacquei e apneisti ricreativi. I fattori di rischio sono le apnee ripetute con pause troppo brevi in superficie, le immersioni oltre i 40 metri e le risalite rapide (Schipke et al., 2026). È il fenomeno che i polinesiani chiamavano taravana, e che raccontiamo nell’articolo sulla legge di Henry e il taravana.

Una regola pratica che ne discende: chi ha appena fatto un’immersione con le bombole ha ancora azoto nei tessuti. Per prudenza, non si fanno apnee profonde nella stessa giornata di un’immersione con autorespiratore.
Quali sono i rischi principali dell’una e dell’altra?
Il rischio tipico delle bombole è legato al gas: decompressione, barotrauma polmonare in risalita, narcosi da azoto in profondità.
Il rischio tipico dell’apnea è legato all’ossigeno: la perdita di coscienza per ipossia, il cosiddetto blackout, che arriva spesso negli ultimi metri della risalita o subito dopo, quando si è andati oltre i segnali del corpo, e chi lo subisce non se ne accorge. La mortalità in apnea si concentra proprio tra apneisti ricreativi poco formati e pescatori subacquei che si immergono da soli (Lindholm e Lundgren, 2009). Per questo in apnea ci si immerge in coppia, con un compagno che segue ogni tuffo dalla superficie. Perché il blackout arrivi proprio in risalita lo spieghiamo nell’articolo sulla legge di Dalton, le regole per evitarlo in quello su quanto è pericolosa l’apnea.
Nota di sicurezza. Apnea e immersione con le bombole hanno regole opposte su come si respira. Non improvvisare il passaggio dall’una all’altra: ognuna richiede il suo corso, e nella stessa giornata non si alternano immersioni con le bombole e apnee profonde.
Quale scegliere per iniziare?
Dipende da cosa cerchi. Le bombole ti danno tempo: puoi fermarti a osservare un polpo per mezz’ora, fotografare, visitare un relitto. L’apnea ti dà libertà e silenzio: niente attrezzatura pesante, niente bolle, solo tu e il tuo respiro. È anche più economica e si pratica tutto l’anno in piscina.
Molti fanno entrambe, e si aiutano a vicenda: l’apnea insegna calma e acquaticità, le bombole insegnano la fisica dei gas e la gestione dell’attrezzatura.
Servono brevetti diversi?
Sì. Per le bombole esistono percorsi come quelli di PADI, SSI, CMAS o FIPSAS; per l’apnea quelli di AIDA, FIPSAS, Apnea Academy, Molchanovs e altre didattiche. Un brevetto da subacqueo non abilita all’apnea, e viceversa.
In Italia la situazione è un po’ particolare e la raccontiamo nell’articolo su federazioni e formazione in apnea. Per capire quali specialità esistono, parti dalla nostra guida alle discipline dell’apnea.
L’app di Blue Dome
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Se stai cominciando, parti dalla guida Come iniziare l’apnea: trovi tutto il percorso, articolo per articolo.
Domande frequenti
Nell’immersione con le bombole respiri aria compressa per tutto il tempo e resti sotto decine di minuti; in apnea scendi con un solo respiro trattenuto e resti sotto secondi o pochi minuti.
Sì, anche se è raro: succede soprattutto con apnee profonde ripetute e pause brevi in superficie, oltre i 40 metri o con risalite rapide. Una revisione del 2026 ha raccolto più di 244 casi.
Per prudenza no, non nella stessa giornata: dopo un’immersione con autorespiratore resta azoto nei tessuti e le apnee profonde aumentano il rischio di decompressione.
Hanno rischi diversi: con le bombole decompressione e barotrauma, in apnea la perdita di coscienza per mancanza di ossigeno. Entrambe sono sicure con un corso, un compagno e il rispetto delle regole.
No. Sono due attività con regole opposte sulla respirazione e servono corsi distinti.
Bibliografia e fonti dell’articolo
- Lindholm P, Lundgren CE (2009). The physiology and pathophysiology of human breath-hold diving. Journal of Applied Physiology, 106(1), 284-292. doi.org/10.1152/japplphysiol.90991.2008
- Fitz-Clarke JR (2018). Breath-Hold Diving. Comprehensive Physiology, 8(2), 585-630. doi.org/10.1002/cphy.c160008
- Schipke JD, Limper U, Tetzlaff K (2026). Breath-hold diving and decompression sickness. The American Journal of Medicine, 139(4), 413-419. doi.org/10.1016/j.amjmed.2025.12.015





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