Definizione
L’ipossia è la carenza di ossigeno nei tessuti; in apnea è la causa del blackout quando l’ossigeno nel cervello scende sotto la soglia minima.
Cosa c’è da sapere
Durante un’apnea l’ossigeno immagazzinato in polmoni, sangue e muscoli viene consumato senza essere rimpiazzato. Una certa ipossia è quindi normale in ogni apnea; il problema nasce quando l’ossigeno disponibile per il cervello scende sotto il livello necessario a mantenere la coscienza.
Il cervello è l’organo più sensibile: non ha riserve e smette di funzionare in modo ordinato prima degli altri. I primi segni possono essere la samba e poi la perdita di coscienza, e chi le vive quasi sempre non se ne rende conto.
Il rischio aumenta con l’iperventilazione, che ritarda l’allarme, e in risalita, quando la pressione parziale dell’ossigeno crolla. C’è anche un limite di progetto. I sensori dell’ossigeno, i glomi carotidei (piccoli organi sulle carotidi che “assaggiano” il sangue diretto al cervello), restano quasi muti finché la pressione dell’ossigeno nel sangue arterioso non scende sotto i 60 mmHg circa. Poi scattano tutti insieme, spesso troppo tardi per chi trattiene il respiro.
In pratica
In acqua l’ipossia non si sente: quello che senti è la CO₂. Fame d’aria e contrazioni diaframmatiche nascono dall’anidride carbonica che sale, non dall’ossigeno che scende, e quando arrivano hai ancora una riserva. Il guaio è il contrario. Puoi sentirti bene mentre l’ossigeno sta finendo, perché in profondità la pressione maschera il calo e il conto arriva negli ultimi metri della risalita o subito dopo l’uscita.
Per questo in allenamento conta la gestione, non il coraggio: apnee lontane dal massimo, un respiro normale prima del tuffo, pause lunghe in superficie e la respirazione di recupero appena la testa esce dall’acqua.
Errori comuni
L’errore più diffuso è credere che il corpo avvisi sempre. Chi tira fino al primo segnale forte, magari dopo qualche respiro profondo di troppo, può arrivare al blackout senza aver mai sentito l’allarme. Un altro equivoco riguarda la samba: liquidarla come un attimo di stanchezza significa ignorare che il cervello stava già soffrendo.
Nemmeno l’esperienza protegge. Le revisioni scientifiche mostrano che la mortalità in apnea si concentra tra chi pratica senza formazione e tra i pescatori subacquei, spesso soli o con il compagno lontano. Il problema non è l’ipossia, è restare senza nessuno che guardi.
Nota di sicurezza. L’ipossia non si sente arrivare. L’unica protezione affidabile è un compagno formato che ti guarda dall’inizio alla fine di ogni apnea.
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