Definizione
Il taravana è una forma di malattia da decompressione che può colpire gli apneisti dopo molte immersioni profonde ripetute con recuperi brevi in superficie.
Cosa c’è da sapere
Il nome viene dalla Polinesia, dove i pescatori di perle lo descrivevano come “cadere pazzi”. Anche senza bombole, a ogni discesa profonda un po’ di azoto passa nei tessuti (legge di Henry). Se le pause in superficie sono troppo brevi, l’azoto si accumula immersione dopo immersione.
I sintomi possono essere neurologici: formicolii, debolezza, disturbi della vista o della parola, vertigini. È un’emergenza medica che richiede ossigeno e valutazione specialistica.
In una singola immersione l’azoto che entra è poco. Il guaio arriva quando i tuffi profondi diventano decine in una giornata: a ogni discesa un po’ di gas entra, a ogni risalita ne esce solo una parte. Il meccanismo esatto è ancora oggetto di ricerca, ma l’ipotesi più accreditata resta quella delle bolle.
In pratica
Colpisce soprattutto chi pesca a lungo e in profondità, o chi allunga le sessioni con molti tuffi ripetuti e recuperi accorciati per non perdere tempo. La difesa principale è il tempo in superficie: come riferimento prudenziale almeno il doppio o il triplo del tempo trascorso sott’acqua, e ancora di più oltre i 25-30 metri.
Conviene limitare anche la durata complessiva delle sessioni profonde, risalire senza fretta, bere a sufficienza e non iperventilare. È in superficie, respirando, che i tessuti restituiscono l’azoto assorbito.
Miti ed errori comuni
Il mito più radicato è che senza bombole la malattia da decompressione non esista. Esiste. La descrissero i pescatori di perle delle Tuamotu, e nel 1965 il fisiologo danese Poul-Erik Paulev la sviluppò su di sé dopo ore di apnee ripetute. L’altro errore è scambiare i sintomi per semplice stanchezza a fine giornata e aspettare che passino.
Attenzione anche ai mezzi che accelerano la risalita, come gli scooter subacquei: le risalite troppo rapide sono tra i fattori chiamati in causa nei casi studiati di recente.
Nota di sicurezza. Formicolii, debolezza o disturbi visivi dopo una giornata di apnea profonda vanno trattati come possibile malattia da decompressione: ossigeno, 112 e contatto con un centro iperbarico.
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Termini collegati
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