A bordo vasca, durante un allenamento di apnea, se ti guardi intorno di schermi ne vedi parecchi. Orologi con la profondità, telefoni appoggiati sulle borse con il timer delle tabelle aperto, qualcuno che a fine seduta scrive due righe su un’app. Ed è normale, perché allenarsi con un numero davanti aiuta.
Nei forum di apnea, però, come in questo thread di DeeperBlue, le domande sono altre. Quale orologio prendo? Quale app uso per le tabelle? E quello che dice lo schermo, battito, saturazione, profondità, me lo posso giocare in acqua? Per rispondere non sono partito dalle recensioni ma dagli studi, e la cosa che mi ha sorpreso è che non ho trovato nemmeno uno studio che abbia controllato come se la cavano gli smartwatch durante un’apnea. Così in questo articolo ti racconto che cosa sappiamo, che cosa no, e come scegliere sapendo la differenza.
Parto da me: porto un Amazfit T-Rex 3 e mi ci trovo molto bene, sia negli allenamenti in piscina sia in mare. Essendo anche un orologio smart lo uso tutti i giorni, per le notifiche, il calendario, anche i pagamenti. In piscina controllo il tempo, e a metà vasca il passo che tengo sui 25 metri.
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In breve
Gli strumenti per l’apnea sono di tre tipi: orologi e computer che misurano profondità e tempo, app che scandiscono le tabelle di allenamento, diari in cui annoti come è andata. Per la profondità conta la norma EN 13319, non la sigla «10 ATM» sulla cassa, che è una prova di pressione in laboratorio. Non abbiamo trovato studi che abbiano verificato battito e saturazione misurati al polso durante l’apnea, e in uno studio su 49 adulti a riposo la saturazione di quattro smartwatch sbagliava in media da 2 a quasi 6 punti. Sulle app di tabelle non abbiamo trovato studi, e nessun orologio né app sostituisce il compagno.
Che cosa c’è al polso (e nel telefono) di un apneista?
Prima di parlare di modelli conviene mettere ordine, perché sotto la parola «app per l’apnea» finiscono tre oggetti che fanno cose molto diverse.
Il primo è lo strumento che misura il tuffo, cioè un orologio o un computer con un sensore di pressione che, mentre sei sott’acqua, registra profondità, tempo e temperatura, e in superficie conta il recupero. Qui stanno gli smartwatch da immersione e i computer da apnea «classici», più semplici e senza funzioni smart. Sono gli unici, in questa famiglia, che vedono davvero l’acqua.
Poi c’è l’app che scandisce l’allenamento, soprattutto quando si parla di tabelle CO₂ e O₂. In pratica è un timer che ti dice quando trattenere e quando respirare, sul telefono o sull’orologio, e di te non misura niente: si limita a contare i secondi.
Il terzo è il diario, il logbook dove a fine seduta scrivi tempi, distanze, profondità, e se vuoi anche come hai dormito, come ti sentivi, se la compensazione è andata bene. Alcuni diari si riempiono da soli scaricando i dati dal computer, altri si compilano a mano.
Un orologio da 10 ATM va bene per fare apnea?
È la domanda che crea più equivoci. Sulla cassa c’è scritto 10 ATM, oppure 100 m, e viene naturale pensare che lì sotto l’orologio funzioni. Non è così, e lo dicono gli stessi produttori.
Il numero sulla cassa segue la norma ISO 22810, quella degli orologi «resistenti all’acqua»: indica la pressione a cui l’orologio è stato provato in laboratorio, fermo, non la profondità a cui puoi portarlo su e giù in un tuffo. Pensa a una pentola a pressione collaudata ferma sul fornello. Sai che la guarnizione regge, non che sopravvive a essere scossa. Garmin, nella sua tabella delle classi d’acqua, lo scrive in chiaro. Un orologio da 5 ATM «resiste a pressioni pari a una profondità di 50 metri», ma le attività indicate sono nuoto e snorkeling, e solo la classe «Immersione» è provata secondo la EN 13319, la norma europea dei profondimetri subacquei. Samsung, per i suoi Galaxy Watch da 5 ATM, esclude espressamente snorkeling e immersioni. Apple dichiara 50 metri per gli Apple Watch Series, ma il profondimetro della Series 12 arriva solo a 6 metri.

Che cosa misura uno smartwatch da apnea?
Tra gli strumenti fatti per misurare il tuffo le strade sono due: uno smartwatch da immersione, che di solito dichiara la EN 13319, oppure un computer da apnea dedicato.
Gli smartwatch da immersione misurano profondità, tempo e temperatura e, se hanno una modalità apnea, aggiungono allarmi di profondità, di tempo e di superficie; in più li porti tutti i giorni, con notifiche e GPS. In questa famiglia ci sono l’Apple Watch Ultra, che però, come scrive Apple stessa nella guida dell’app Profondità, non è un computer subacqueo: l’app di Apple segue al massimo l’apnea in acque poco profonde, e per una modalità apnea con allarmi serve un’app di terze parti come Oceanic+; i Garmin Descent; il Suunto Ocean; e, tra i marchi che vengono dagli orologi sportivi, alcuni Amazfit e Huawei. La profondità massima e la modalità apnea cambiano da un modello all’altro, quindi vanno lette sulla scheda del modello esatto.
I computer da apnea dedicati sono più semplici, senza notifiche e senza GPS ma con profondità, tempi, velocità di risalita e allarmi, e spesso con una batteria che dura stagioni. Tra i marchi che li producono ci sono Mares, Cressi, Seac, Salvimar e Omer, e in genere costano meno di uno smartwatch da immersione.
Modelli, prezzi e differenze tra uno e l’altro li mettiamo in fila in una guida dedicata agli orologi e ai computer da apnea, che stiamo preparando. In questo articolo guardiamo che cosa misurano davvero questi strumenti e dove si fermano.
E se pensi di gareggiare, nella guida alla stagione indoor abbiamo scritto che in allenamento l’orologio da apnea aiuta con i tempi di recupero, ma in gara è consentito solo alla categoria Elite.
Il battito misurato al polso in acqua è affidabile?
Sul battito le schede dei prodotti si sbilanciano poco.
Quasi tutti gli smartwatch misurano il battito con la fotopletismografia, che è la lucina verde sotto la cassa. Illumina la pelle e legge quanta luce torna indietro a ogni pulsazione del sangue. Funziona bene se il sensore resta fermo e appoggiato alla pelle e se nel polso c’è sangue che scorre. L’acqua complica tutte e tre le cose. In un esperimento di laboratorio, Askarian e colleghi (2019) hanno visto che sott’acqua il segnale si indeboliva di circa un quinto rispetto all’aria e il battito si scostava in media di circa 5 battiti al minuto, con un segnale che peggiorava ancora quando l’acqua era più fredda. Il sensore però era quello di uno smartphone, provato in laboratorio, e lo studio serve a capire il meccanismo più che a giudicare gli orologi che trovi in negozio.
Nel nuoto qualcosa in più si sa. In uno studio pilota, Reynolds e il suo gruppo (2026) hanno messo a confronto su 19 nuotatori un sensore ottico fissato sulla tempia e una fascia toracica. L’ottico leggeva qualche battito in meno, e la differenza cresceva nelle andature più intense; la fascia però, in acqua, ha registrato solo il 59% dei dati, perché si spostava. Quando si nuota, insomma, nessuno dei due è perfetto.
E in apnea? Ho cercato a lungo e non ho trovato nessuno studio che abbia controllato il battito al polso di uno smartwatch durante un’apnea. Gli stessi produttori sono prudenti. Suunto, nella guida dell’Ocean, avverte che il sensore ottico potrebbe non dare letture accurate nel nuoto e nelle immersioni, e una recensione del Garmin Descent G1 pubblicata da DeeperBlue, scritta pensando all’apnea, lo trova meno preciso in acqua e con un certo ritardo, e ricorda che con la fascia HRM-Swim, venduta a parte, le misure sono più precise. E c’è un indizio che viene dai laboratori, perché negli studi sugli apneisti in acqua che ho letto il battito arriva da una fascia sul petto o da un sensore sulla fronte, non dal polso.
Il motivo c’entra con l’apnea stessa. Quando trattieni il fiato, il riflesso di immersione rallenta il cuore e stringe i vasi delle estremità, la vasocostrizione periferica, per tenere l’ossigeno dove serve. Il polso, per un sensore ottico, diventa un posto con poco sangue che si muove. Il numero che vedi sull’orologio a fine statica vale come indicazione di tendenza; ne abbiamo parlato nella guida al riflesso di immersione, dove si vede come la bradicardia scende a scalini sul tracciato di un cardiofrequenzimetro.
Io il battito lo guardo spesso prima di partire e all’arrivo, quasi mai durante l’esercizio. E quando faccio la statica l’orologio me lo tolgo sempre: in quel momento cerco di lavorare di più sulle mie emozioni.
E la saturazione? Si può guardare l’ossigeno sull’orologio?
Molti orologi recenti stimano anche la saturazione di ossigeno, la percentuale di emoglobina che sta trasportando ossigeno. È il dato che più di tutti fa venire voglia di dire: perfetto, allora vedo quando sto finendo l’aria. Purtroppo i dati vanno nella direzione opposta.
Anche fuori dall’acqua, a riposo, la saturazione degli smartwatch è un’approssimazione. In uno studio su 49 adulti, quasi tutti con malattie polmonari o cardiache, Jiang e colleghi (2023) hanno confrontato quattro orologi con un saturimetro medico, e l’errore medio andava da 2,2 punti per l’Apple Watch Series 7 a 5,8 punti per il Garmin Venu 2s, e due dei quattro orologi, in quasi una misura su tre, non davano proprio un valore. Una revisione di cinque studi sull’Apple Watch Series 6 (Windisch e colleghi, 2023) trovava scarti di qualche punto, senza un errore sistematico forte, ma con casi isolati lontani anche 15 punti. Va detto che erano orologi di qualche anno fa e persone sedute, un punto di partenza e niente di più.
Lo studio più istruttivo, per chi fa apnea, viene dalla montagna, perché in alta quota l’ossigeno nel sangue scende davvero, un po’ come in apnea. Il gruppo di Schiefer (2021) ha portato 13 persone a 4.559 metri e ha confrontato un Garmin Fēnix 5X Plus con il prelievo di sangue arterioso. In media l’orologio segnava 85%, il prelievo 75%, e misura per misura l’orologio sovrastimava di circa 7 punti, con limiti di concordanza che arrivavano a 20 punti. Nelle tre misure in cui la saturazione vera era scesa al 70% o meno, l’orologio non ha dato proprio un valore, cioè proprio quando servirebbe di più.
E c’è un problema che riguarda tutti i sensori messi alle estremità, non solo gli orologi. Lindholm e colleghi (2007) hanno fatto trattenere il fiato per un minuto a 7 persone mentre pedalavano, con due saturimetri addosso, uno al dito e uno all’orecchio. Il dito vedeva il calo di ossigeno in ritardo di circa 15 secondi e molto attenuato, tanto che quando all’orecchio la saturazione era scesa al 78%, al dito segnava ancora quasi il 95%. Il meccanismo è quello di prima. In apnea le estremità ricevono meno sangue. Il polso non è stato misurato in quello studio, ma è periferico come il dito.

Per questo nel nostro glossario scriviamo che il saturimetro va usato al massimo come indizio, mai come semaforo per spingersi più vicino al limite.
Che cosa hanno visto i ricercatori quando hanno messo i sensori sugli apneisti?
Se la saturazione al polso non funziona, i ricercatori come fanno? Costruiscono strumenti apposta. Il gruppo di Erika Schagatay, in Svezia, ha sviluppato un saturimetro impermeabile e resistente alla pressione, con le sonde sulle tempie o sulla fronte sotto il cappuccio della muta e il registratore sulla schiena. È un prototipo da laboratorio portato in mare, e in commercio non esiste.
Mulder e colleghi (2021) l’hanno messo addosso a 4 apneisti d’élite durante allenamenti di assetto costante con le pinne. Nei tuffi intorno ai 19 metri la saturazione più bassa era in media 80%; in quelli intorno ai 73 metri scendeva in media al 55%, con un minimo del 44%, e il crollo arrivava soprattutto in risalita, quando la pressione cala e l’ossigeno nei polmoni smette di «spingere». Uno dei quattro, però, è sceso al 48% dopo un tuffo di appena 23 metri. Due anni dopo, su 14 apneisti agonisti, lo stesso gruppo ha visto che a parità di durata i tuffi più profondi portavano l’ossigeno più in basso, 58% contro 74% in media (Mulder e colleghi, 2023).

Numeri come questi, su pochissime persone molto allenate e tutti dallo stesso gruppo di ricerca sugli apneisti, non si possono usare come soglie per chi pratica apnea ricreativa. Qualcosa insegnano comunque anche a chi fa due minuti in piscina: che tra una persona e l’altra le differenze sono enormi, e che il calo più ripido arriva alla fine, proprio dove un sensore lento non arriva in tempo.
Tre studi mi sono arrivati dopo aver pubblicato questo articolo, e li aggiungo perché cambiano il contorno e lasciano la sostanza. Chi studia i sub con le bombole o con il rebreather, l’autorespiratore a circuito chiuso in cui, scrivono questi stessi autori, l’ipossia è la prima causa di morte, misura la saturazione in acqua da anni. Nel 2018 un gruppo guidato da due medici della Marina Militare ha fissato due sensori sulla fronte di un sub con rebreather, dentro la maschera dove la pelle resta asciutta, e per quattro minuti a 14 metri le letture hanno seguito la miscela della macchina (Di Pumpo e colleghi, 2019). Alla Duke University, il gruppo di Rachel Lance (2022) ha fatto respirare 28 volontari immersi da un rebreather a cui avevano tolto l’aggiunta di ossigeno. Un sensore sulla fronte o sull’ala del naso dava in media 32 secondi di preavviso, tra 17 e 58, prima che la saturazione scendesse all’80%, mentre quelli su sterno, scapola e dietro l’orecchio davano letture troppo disturbate dall’acqua, dal freddo e dal movimento, e al dito, in acqua fredda, gli stessi autori ricordano che il ritardo si misura in minuti. A Padova, nel 2023, lo stesso Di Pumpo con il gruppo di Gerardo Bosco ha chiuso un sensore al dito in un guanto stagno e l’ha confrontato con il prelievo arterioso di un sub con le bombole a 13 metri e mezzo, che però era in iperossia, con la saturazione ferma al 100%. Da questi tre lavori porto a casa tre cose. La fronte dentro la maschera è il posto giusto, e l’hanno scelto in Svezia, a Livorno e alla Duke. Un sensore messo lì, in quella vasca, ha dato a un sub con rebreather il tempo di reagire, perché in quel caso l’ossigeno scende piano, per minuti, e c’è un pulsante da premere. In apnea il crollo arriva in risalita, in pochi secondi, e nessuno di quei sensori è in vendita né è mai stato provato su un apneista.
L’ultima ragione per non affidarsi allo schermo riguarda il blackout. Al blackout ci si arriva superando i segnali del corpo, la fame d’aria e le contrazioni diaframmatiche, oppure spegnendoli con l’iperventilazione, ed è per questo che prima di un tuffo si respira con calma, senza iperventilare; e chi è al limite non si accorge di stare entrando in samba o in blackout. Se non te ne accorgi tu, non guarderai nemmeno l’orologio. Chi se ne accorge è il compagno, ed è per questo che nell’articolo su quanto è pericolosa l’apnea la regola che torna sempre è uno su, uno giù, con un compagno formato che ti segue dalla discesa e resta con te almeno trenta secondi dopo l’uscita.
Le app con le tabelle CO₂ e O₂ funzionano?
Passiamo al telefono. Le tabelle sono schemi di apnee e recuperi. Nella tabella CO₂ le apnee restano uguali e i recuperi si accorciano, così l’anidride carbonica non fa in tempo a scendere e il corpo impara a convivere con la fame d’aria; nella tabella O₂ i recuperi restano comodi e le apnee si allungano. L’app non fa altro che contare il tempo e dirti quando partire.
Che allenarsi in apnea allunghi l’apnea, almeno nei principianti, lo abbiamo raccontato con gli studi nell’articolo su come migliorare l’apnea. Qui ci interessa un’altra cosa.
Sulle app, invece, di studi non ne ho trovati, né un confronto tra la tabella CO₂ e la tabella O₂, né una prova che la percentuale di partenza proposta da un’app sia migliore di un’altra. Il più vicino a una tabella vera è uno studio del 2025 dello stesso gruppo svedese (Mulder e colleghi), con 21 apneisti allenati sdraiati in laboratorio. Sette apnee da due minuti con due minuti di recupero non hanno fatto scendere l’ossigeno apnea dopo apnea, e le contrazioni arrivavano sempre più tardi. Erano persone esperte e a riposo, e che lo schema regga per loro non vuol dire che sia quello giusto per te.
Sul mercato le app di tabelle sono tante, quasi tutte in abbonamento e qualcuna da comprare una volta sola. Molte hanno pochissime recensioni sullo store italiano, e poche si collegano a un orologio. Alcuni orologi, poi, le tabelle le hanno dentro. Huawei, su diversi modelli, propone un allenamento di apnea su una tabella personalizzata, che registra anche battito e saturazione al polso, cioè proprio i numeri di cui abbiamo visto i limiti; Amazfit fa scaricare programmi di allenamento e test di apnea nell’app Zepp. Leggendo le schede, poi, ho notato che in gran parte non c’è nessuna avvertenza di sicurezza. Le eccezioni ci sono e scrivono cose sensate, cioè che le tabelle si fanno all’asciutto, che in acqua serve qualcuno che ti segua, che un timer non sostituisce chi sa intervenire. Ma sono poche.
Quindi l’app va bene per quello che è, un cronometro con la memoria. La tabella giusta la costruisci partendo dal tuo tempo massimo, a percentuali prudenti, meglio con un istruttore; ne parleremo con calma nella guida alle tabelle che esce a dicembre. E dovunque la fai, falla nel posto giusto: all’asciutto, seduto o sdraiato e mai alla guida, oppure in statica in acqua con un compagno formato che ti segue per tutta la tabella, perché anche a secco, se si esagera, si possono perdere i sensi.
Io, oggi, per le tabelle mi affido agli istruttori, anche se vorrei fare più ricerca su me stesso.
A che cosa serve un diario d’apnea?
Arriviamo alla terza famiglia, il diario. E qui premetto una cosa, perché è giusto che tu la sappia. Freediver, il logbook di Blue Dome, è un’app che ho sviluppato io, quindi prendi questa parte sapendo da che parte sto. Ho provato a trattarla con lo stesso metro delle altre.
Sui diari d’apnea, come sulle app di tabelle, non ho trovato studi. Arriva però un dato interessante da altri sport. Una revisione di Saw e colleghi (2016) ha messo insieme 56 studi su atleti di vari sport in cui si misuravano insieme cose «oggettive», come esami del sangue, battito e prestazione, e cose «soggettive», come fatica, umore e stress percepito. Le sensazioni registrate dagli atleti con questionari validati seguivano il carico di allenamento meglio di molti numeri misurati dagli strumenti, e nei confronti diretti risultavano più sensibili in 22 studi su 54. Un diario libero non è la stessa cosa di un questionario validato, e per l’apnea studi così non ci sono, quindi non posso dirti che scrivere come ti sentivi ti renda più bravo. Posso dirti che, almeno negli altri sport, quello che senti si è rivelato un dato utile quanto quelli degli strumenti.
E quale diario usare? Se hai un computer o uno smartwatch da immersione, l’app del produttore (Garmin Dive, l’app Suunto e simili) scarica i tuffi da sola ed è gratuita; Subsurface è un logbook gratuito e open source che legge molti computer diversi. Sono ottimi per profondità e tempi. Va solo ricordato che marche e modelli diversi registrano e mostrano i dati in modi diversi, e due ricercatori che analizzano i computer negli incidenti, Sayer e Azzopardi (2014), invitano a non prendere un profilo scaricato come una verità assoluta.
Freediver fa un’altra cosa. È un diario da compilare a fine sessione, per statica, dinamica e profondità, in cui accanto a profondità e tempi registri sonno, ultimo pasto, compensazione, contrazioni, stato d’animo ed esito della prova (pulita, samba, blackout), per riconoscere i tuoi schemi rileggendoli. Non scarica i dati dai computer, non misura i tuffi e non sostituisce il compagno. Si compra una volta sola, senza abbonamento.
L’app di Blue Dome
Se tieni un diario, tienilo per capire perché ieri è andata meglio. Con Freediver, il logbook di apnea di Blue Dome, registri per ogni tuffo sonno, pasto, compensazione, contrazioni ed esito della prova (pulita, samba, blackout), e rileggendo il diario riconosci i tuoi schemi. Si compila a fine sessione: non misura i tuffi e non sostituisce il compagno. Scopri Freediver.
Come scegliere, allora?
Dipende da che cosa fai, e la risposta onesta è che spesso serve meno di quanto pensi. Qui torna utile la divisione dell’inizio, perché le domande giuste cambiano da una famiglia all’altra. Per lo strumento ci si chiede quanto è preciso; per l’app di tabelle, se l’allenamento che propone serve e se lo fai nel posto giusto; per il diario, se ti aiuta a capire qualcosa che i numeri da soli non dicono.
Se ti alleni soprattutto in piscina, in statica e dinamica, uno smartwatch da immersione è comodo ma non necessario, perché per le tabelle basta un cronometro o un’app gratuita, e per la dinamica il compagno a bordo vasca vede più di qualunque sensore. Se scegli un’app di tabelle, guarda che ti faccia partire da un tuo massimo misurato, a secco oppure in statica in acqua con un compagno formato, e che non ti spinga ogni giorno al limite; e se nella scheda non c’è una riga di sicurezza, scrivitela tu.
Se vai in mare e scendi in profondità, un computer da apnea o uno smartwatch da immersione certificato EN 13319, con modalità apnea, diventa utile davvero, per la profondità, il tempo e soprattutto il tempo in superficie tra un tuffo e l’altro, che nel blog consigliamo almeno doppio o triplo della durata del tuffo, di più oltre i 25 o 30 metri. Gli allarmi di profondità ti aiutano a non scendere oltre quello che avevi deciso. Il battito e la saturazione che l’orologio mostra, guardali a fine giornata come curiosità, non durante i tuffi come guida.
E qualunque cosa porti al polso, ricordati che gli studi migliori sulla saturazione degli apneisti sono stati fatti con prototipi attaccati alla testa, su pochissime persone, e hanno mostrato soprattutto quanto ognuno sia diverso. Il tuo strumento più affidabile resta chi ti guarda dalla superficie. Se ti manca, c’è chi prova a farvi incontrare, come Apnea Mate, un’app web italiana nata per la comunità dell’apnea, che ha una mappa degli spot e la ricerca di un compagno per livello e zona. Che sia formato e che sappiate intervenire l’uno per l’altro, però, resta una cosa da verificare di persona, prima di entrare in acqua insieme. E prima di iniziare servono un corso con istruttori qualificati e una visita medica.
Detto questo, io in mare gli allarmi ho iniziato a toglierli. Sto cercando di fare in modo che siano le sensazioni della discesa a dirmi a che punto sono della profondità, così da espandermi un po’ di più in acqua e capire senza dover guardare in alto a che profondità sono; cerco di evitare i supporti elettronici e di sentirmi. I dati registrati li uso dopo la prova, per confrontarli con le sensazioni, le cose soggettive con dati un po’ più oggettivi.
Se sei all’inizio, però, gli allarmi tienili, e in mare si scende sempre uno su, uno giù, con un compagno formato che ti segue.
Nella prima puntata del Motore dell’apneista, la settimana prossima, parliamo proprio del cuore sott’acqua: se vuoi riceverla appena esce, iscriviti alla newsletter, è 100% scientifica e 100% gratuita.
Questo articolo è una tappa della guida Sicurezza in apnea: lì trovi tutto il percorso, articolo per articolo.
Domande frequenti
Serve uno strumento fatto per l’immersione, con sensore di profondità e modalità apnea: un computer da apnea dedicato oppure uno smartwatch da immersione che dichiari la norma EN 13319, con profondità, tempo, tempo di superficie e allarmi. Si va dai computer da apnea dedicati, più semplici e in genere più economici, agli smartwatch da immersione, che in genere costano di più ma si portano anche tutti i giorni. Per allenarsi in piscina non è indispensabile.
No, se non ha un sensore di profondità e una modalità per l’immersione. La sigla segue la norma ISO 22810 e indica una prova di pressione statica in laboratorio, non una profondità d’uso: Garmin, Samsung e Apple lo scrivono nelle loro pagine. Gli strumenti per immersione seguono la norma EN 13319.
Come cronometri sì: contano il tempo e ti dicono quando partire. Sulle app in sé non abbiamo trovato studi che le confrontino o che verifichino gli schemi che propongono. Che l’allenamento in apnea allunghi l’apnea dei principianti lo mostrano alcuni piccoli studi, di cui parliamo nell’articolo su come migliorare l’apnea. Le tabelle si fanno all’asciutto, seduti o sdraiati e mai alla guida, oppure in statica in acqua con un compagno formato che segue tutta la tabella.
No. Non abbiamo trovato studi che abbiano verificato battito e saturazione al polso durante l’apnea, e un sensore alle estremità vede il calo di ossigeno in ritardo. Chi è al limite non si accorge di entrare in samba o in blackout: per questo serve un compagno formato, uno su, uno giù, che resta almeno trenta secondi dopo l’uscita.
Bibliografia e fonti dell’articolo
Studi scientifici
- Askarian B, Jung K, Chong JW (2019). Monitoring of heart rate from photoplethysmographic signals using a Samsung Galaxy Note8 in underwater environments. Sensors, 19(13), 2846. doi.org/10.3390/s19132846
- Jiang Y, Spies C, Magin J, Bhosai SJ, Snyder L, Dunn J (2023). Investigating the accuracy of blood oxygen saturation measurements in common consumer smartwatches. PLOS Digital Health, 2(7), e0000296. doi.org/10.1371/journal.pdig.0000296
- Lindholm P, Blogg SL, Gennser M (2007). Pulse oximetry to detect hypoxemia during apnea: comparison of finger and ear probes. Aviation, Space, and Environmental Medicine, 78(8), 770-773. pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/17760284/
- Mulder E, Sieber A, Schagatay E (2021). Using underwater pulse oximetry in freediving to extreme depths to study risk of hypoxic blackout and diving response phases. Frontiers in Physiology, 12, 651128. doi.org/10.3389/fphys.2021.651128
- Mulder E, Staunton C, Sieber A, Schagatay E (2023). Unlocking the depths: multiple factors contribute to risk for hypoxic blackout during deep freediving. European Journal of Applied Physiology, 123(11), 2483-2493. doi.org/10.1007/s00421-023-05250-z
- Mulder ER, Bouten J, Holmström PK, Schagatay EK (2025). Progressive changes of oxygenation, diving response, and involuntary breathing movements during repeated apneas. Respiratory Physiology & Neurobiology, 336, 104455. doi.org/10.1016/j.resp.2025.104455
- Reynolds H, Conger SA, Rider BC (2026). A pilot study examining the convergent validity of two commercially available heart rate monitoring devices during swimming of different intensities and strokes. International Journal of Exercise Science, 19(7), 7001. doi.org/10.70252/IJES2026701
- Saw AE, Main LC, Gastin PB (2016). Monitoring the athlete training response: subjective self-reported measures trump commonly used objective measures: a systematic review. British Journal of Sports Medicine, 50(5), 281-291. doi.org/10.1136/bjsports-2015-094758
- Sayer MDJ, Azzopardi E (2014). The silent witness: using dive computer records in diving fatality investigations. Diving and Hyperbaric Medicine, 44(3), 167-169. pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25311326/
- Schiefer LM, Treff G, Treff F, Schmidt P, Schäfer L, Niebauer J, Swenson KE, Swenson ER, Berger MM, Sareban M (2021). Validity of peripheral oxygen saturation measurements with the Garmin Fēnix 5X Plus wearable device at 4559 m. Sensors, 21(19), 6363. doi.org/10.3390/s21196363
- Windisch P, Schröder C, Förster R, Cihoric N, Zwahlen DR (2023). Accuracy of the Apple Watch oxygen saturation measurement in adults: a systematic review. Cureus, 15(2), e35355. doi.org/10.7759/cureus.35355
Norme e documentazione dei produttori (consultate il 16 e il 17 ottobre 2026)
- ISO 22810:2010, Horology, Water-resistant watches (citata da Apple e Garmin nelle pagine sotto).
- EN 13319, Accessori per immersione: profondimetri e strumenti combinati (citata nelle specifiche degli smartwatch e dei computer da immersione).
- Apple, Usare l’app Profondità su Apple Watch Ultra. support.apple.com/it-it/102273
- Apple, Informazioni sulla resistenza all’acqua di Apple Watch. support.apple.com/109522
- Apple, Apple Watch Series 12, specifiche tecniche. www.apple.com/it/apple-watch-series-12/specs/
- Garmin, Classificazioni di resistenza all’acqua. www.garmin.com/it-IT/legal/waterrating-definitions/
- Samsung, Resistenza all’acqua di Galaxy Watch. www.samsung.com/it/support/mobile-devices/resistenza-all-acqua-di-galaxy-watch/
- Suunto, Suunto Ocean, frequenza cardiaca ottica. www.suunto.com/Support/Product-support/suunto_ocean/suunto_ocean/getting-started/optical-heart-rate/
- Huawei, Diving mode on your HUAWEI watch (allenamento e test di apnea). consumer.huawei.com/uk/support/content/en-gb15888935/
Riviste e community citate (consultate il 17 ottobre 2026)
- DeeperBlue, Zvaritch K (11 aprile 2023). Review: Garmin Descent G1 Solar Dive Computer, Freediving Perspectives. www.deeperblue.com/review-garmin-descent-g1-solar-dive-computer-freediving/
- DeeperBlue Forums, «Apps for freediving» (thread aperto il 9 febbraio 2021). forums.deeperblue.com/threads/apps-for-freediving.118245/
- Apnea Mate, app web per la comunità dell’apnea. apneamate.com/
Le funzioni dei prodotti sono quelle pubblicate dai produttori il 16 e il 17 ottobre 2026 (link ricontrollati il 18 ottobre) e possono cambiare.
Studi aggiunti il 27 ottobre 2026
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- Lance RM, Natoli MJ, Di Pumpo F, Beck TP, Gatrell A, Brown GJ, Schocken D, Moon RE (2022). The Dewey Monitor: pulse oximetry can warn of hypoxia in an immersed rebreather diver in multiple scenarios. Annals of Biomedical Engineering, 50(2), 222-232. doi.org/10.1007/s10439-022-02919-y
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Articolo aggiornato il 27 ottobre 2026 con tre studi sulla saturazione misurata in acqua nei sub con autorespiratore.





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