Riflesso di immersione

Definizione

Il riflesso di immersione è l’insieme di reazioni automatiche con cui il corpo risparmia ossigeno quando trattieni il respiro con il viso in acqua.

Conosciuto anche come: diving reflex, mammalian dive reflex.

Cosa c’è da sapere

Si attiva grazie a due segnali: l’apnea e il contatto del viso con l’acqua, soprattutto se fredda, percepito dai recettori del nervo trigemino concentrati su fronte, palpebre e narici. In risposta il cuore rallenta, di solito del 15-40% (bradicardia), i vasi di braccia e gambe si stringono (vasocostrizione periferica) e la milza si contrae liberando globuli rossi.

Il risultato è un piccolo capolavoro di economia: il sangue ossigenato viene riservato agli organi che non possono restarne senza, cioè cuore e cervello, mentre i muscoli lavorano con le proprie scorte. Lo condividiamo con tutti i mammiferi, ma nei mammiferi marini è molto più marcato.

Negli esseri umani è presente fin dalla nascita e si affina con l’esposizione ripetuta: nelle Haenyeo di Jeju, che si immergono per lavoro, la bradicardia è molto più profonda che nei vicini che non lo fanno. È uno dei motivi per cui un apneista esperto resiste molto più a lungo di un principiante con polmoni simili.

In pratica

In acqua il riflesso funziona come una manopola, non come un interruttore. Lo alzano l’acqua fresca sul viso, la profondità e soprattutto la calma; lo abbassano ansia, fretta e sforzo. Per questo prima del tuffo ci si bagna il viso e ci si concede una fase di galleggiamento tranquillo: la bradicardia impiega decine di secondi a stabilizzarsi.

Conta anche l’attrezzatura. La maschera copre la pelle attorno agli occhi e attenua lo stimolo, mentre occhialini e pinzanaso la lasciano a contatto con l’acqua. Pinneggiare in modo economico aiuta: lo sforzo intenso fa salire il battito e lavora contro il riflesso.

Miti ed errori comuni

Il mito più pericoloso è che una bradicardia marcata renda sicure le apnee lunghe. Il riflesso allunga i tempi, ma non elimina l’ipossia. Un altro equivoco riguarda l’allenamento: negli esperti la risposta non è solo più forte, è più intelligente, e a parità di durata è spesso perfino meno marcata, perché il corpo la dispiega quando serve davvero.

Tra gli errori pratici c’è l’iperventilazione, che abbassa l’anidride carbonica, alza l’attivazione e lavora contro il riflesso. E c’è l’ingresso brusco in acqua gelida: il freddo sul viso amplifica la risposta, l’acqua fredda addosso tutta insieme scatena invece lo shock da freddo.

Nota di sicurezza. Non allenare mai l’immersione del viso da solo, nemmeno in vasca o nel lavandino: vicino al limite la sincope arriva senza che te ne accorga. Con una cardiopatia nota o casi di morte improvvisa in famiglia, parlane con un cardiologo prima di praticare apnea.

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Termini collegati

Bradicardia · Vasocostrizione periferica · Contrazione splenica · Blood shift

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