Definizione
In apnea la bradicardia è il rallentamento del battito cardiaco provocato dal riflesso di immersione, che fa consumare meno ossigeno al cuore.
Cosa c’è da sapere
Il termine indica in generale una frequenza cardiaca più bassa del normale. Durante un’apnea con il viso in acqua è una reazione fisiologica e attesa. Non è una conseguenza della chiusura dei vasi: il cervello dà due ordini in parallelo, uno al cuore perché rallenti, attraverso il nervo vago, e uno ai vasi di braccia e gambe perché si stringano.
Un cuore che rallenta consuma meno ossigeno, e questo allunga il tempo disponibile. L’allenamento la rende più intelligente, non solo più forte: a parità di durata dell’apnea gli esperti mostrano spesso una bradicardia meno marcata, perché la dispiegano quando serve davvero.
Di quanto rallenta? Di solito tra il 15 e il 40% rispetto al battito a riposo, con grandi differenze tra persone. Il comando parte dai recettori del nervo trigemino su fronte, palpebre e narici; il vago è il ramo del sistema nervoso che governa riposo e recupero. L’acqua fresca sul viso la rende più marcata: in uno studio su apneisti allenati la riduzione è passata dal 21% al 33% rispetto alla stessa apnea fatta a secco.
Quando la bradicardia è una condizione stabile, fuori dall’acqua, o compare con sintomi come svenimenti e affanno, il discorso cambia: va valutata da un medico, ed è uno dei motivi per cui la visita prima di iniziare l’apnea è importante.
In pratica
Non la senti, ma la puoi vedere. Con un cardiofrequenzimetro durante una statica il battito non scende con un gradino secco: cala a scalini, e la discesa si fa più marcata mentre l’apnea prosegue. E con la costanza cambia: nelle Haenyeo, le pescatrici in apnea di Jeju, la bradicardia durante l’immersione del viso è molto più profonda che nei vicini che non si immergono.
Puoi favorirla. Bagnati il viso prima di iniziare, concediti una fase di galleggiamento tranquillo, respira lento. Occhialini e pinzanaso lasciano libera la pelle attorno agli occhi, dove la maschera invece attenua lo stimolo.
Errori comuni
Il primo errore è spegnerla senza accorgersene. Iperventilazione, ansia, fretta e sforzo intenso attivano il sistema dell’allerta, che spinge il cuore ad accelerare e contrasta il riflesso. Una pinneggiata nervosa costa doppio.
Il secondo è considerarla una garanzia. Una bradicardia marcata non è un lasciapassare per apnee più lunghe: il riflesso allunga i tempi ma non elimina l’ipossia, e vicino al limite la sincope arriva senza che chi la subisce se ne accorga.
Nota di sicurezza. Non allenare mai l’immersione del viso da solo, nemmeno nel lavandino di casa. Con una cardiopatia nota o casi di morte improvvisa in famiglia, parlane con un cardiologo prima di praticare apnea.
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