Pigmenti respiratori: le proteine che trasportano l’ossigeno (e i loro colori)

Condividi

Pigmenti respiratori: le proteine che trasportano l’ossigeno (e i loro colori)

Tempo di lettura:

11–17 minuti

In breve

I pigmenti respiratori sono proteine con un atomo di metallo al centro che catturano l’ossigeno dove abbonda e lo rilasciano dove serve, perché l’ossigeno da solo si scioglie poco nei liquidi del corpo. Nei vertebrati lavorano l’emoglobina, quattro unità con ferro che trasportano l’ossigeno nel sangue, e la mioglobina, una sola unità con affinità molto più alta che fa da riserva nei muscoli. Altri animali marini usano soluzioni diverse: l’emocianina blu a base di rame di polpi e crostacei, l’emeritrina con due atomi di ferro senza gruppo eme, la clorocruorina verde di alcuni anellidi.

Quando andiamo sott’acqua senza l’ausilio di aria immagazzinata in bombole, ma solo con quella presente nei nostri polmoni, la nostra ossessione diventa l’ossigeno.
Lo stesso ossigeno che, vi sorprenderà, non ha nessuna voglia di stare nel nostro organismo.
Esiste infatti un problema chimico di base: l’ossigeno molecolare è una molecola “schiva”. Non ama stare sciolta nei nostri liquidi biologici o in quello di altri organismi viventi (sangue o emolinfa). Se ci affidassimo solo alla sua naturale capacità di sciogliersi, non avremmo abbastanza energia nemmeno per muovere una “pinna”.

Per questo la natura ha progettato i pigmenti respiratori o cromoproteine. Immaginali come dei trasportatori specializzati: molecole giganti che contengono un “cuore” metallico capace di acchiappare l’ossigeno dove ce n’è tanto e mollarlo dove serve.

Si chiamano pigmenti per un motivo preciso: sono colorati.  In più, quando il metallo all’interno della proteina lega l’ossigeno, cambia ulteriormente il modo in cui la molecola riflette la luce. I principali pigmenti respiratori conosciuti sono:

  • Emoglobina
  • Mioglobina
  • Emocianina
  • Emeritrina
  • Clorocruorina
Pigmenti respiratori

I pigmenti respiratori

Emoglobina: struttura e funzione del pigmento respiratorio dei vertebrati

La proteina “respiratoria” che conosciamo meglio è l’emoglobina, la nostra “macchina rossa”. Al centro di questa proteina troviamo il gruppo eme, una sorta di guscio organico chiamato porfirina che tiene ben saldo un atomo di ferro. Spiegheremo bene la sua struttura in un articolo dedicato, più avanti. L’emoglobina viene trasportata nel nostro sangue attraverso le cellule che comunemente conosciamo come globuli rossi, dalla caratteristica forma di disco biconcavo. I globuli rossi maturi sono quasi completamente riempiti di emoglobina.

Emoglobina: struttura e funzione del pigmento respiratorio dei vertebrati, Pigmenti respiratori

Per adesso immagina l’emoglobina come una squadra di quattro unità quasi identiche, ognuna delle quali somiglia in tutto e per tutto alla mioglobina che abbiamo nei muscoli. Se la mioglobina è un solista che tiene l’ossigeno stretto a sé per le emergenze muscolari, l’emoglobina è un quartetto che comunica in tempo reale.

Emoglobina: struttura e funzione del pigmento respiratorio dei vertebrati, Pigmenti respiratori

Il segreto della sua efficienza sta proprio in questa struttura. Quando siamo in superficie e facciamo l’ultima ventilazione prima della capovolta, la pressione parziale di ossigeno nei polmoni è alta. In quel momento, l’atomo di ferro ferroso (Fe++) all’interno del primo “motore” lega la prima molecola di O2. Ma qui succede la magia: il ferro, legandosi, si sposta leggermente, trascinando con sé un amminoacido chiamato istidina a cui è legato e, di riflesso, tutta la struttura proteica di quella singola unità.

Questo movimento non resta isolato. Essendo le quattro unità incastrate l’una nell’altra, la deformazione della prima si trasmette meccanicamente alle altre tre. È come un cambio di marcia: la struttura passa da uno stato “Teso” (T), dove il ferro è quasi nascosto e fa fatica a legare l’ossigeno, a uno stato “Rilassato” (R), dove le altre unità si aprono e diventano improvvisamente molto più affamate di molecole gassose. Questo effetto domino è noto come cooperatività allosterica. Capiremo meglio insieme in futuro come questa caratteristica permetta a questa proteina di rilasciare l’ossigeno dove serve nel nostro corpo.

Mioglobina: la riserva di ossigeno nei muscoli

Se l’emoglobina è il convoglio che trasporta l’ossigeno lungo le autostrade del nostro sistema circolatorio, la mioglobina è il magazzino di stoccaggio situato direttamente dentro la fabbrica, ovvero nei nostri muscoli.

Dal punto di vista strutturale, la mioglobina è una molecola molto più semplice rispetto alla sorella maggiore. Mentre l’emoglobina è un complesso tetramero, la mioglobina è un monomero, ovvero una singola unità proteica che avvolge un unico gruppo eme con il suo atomo di ferro. In pratica, è la versione solista del quartetto che abbiamo visto prima.

Mioglobina: la riserva di ossigeno nei muscoli, Pigmenti respiratori

Questa semplicità si traduce in un’affinità per l’ossigeno altissima, molto superiore a quella dell’emoglobina. Se l’emoglobina è un commerciante che scambia ossigeno in base alla pressione che sente intorno a sé, la mioglobina è un accumulatore avido. Lega l’ossigeno con una forza incredibile e non lo molla finché la pressione parziale di O2 nei tessuti non scende a livelli critici. È il sistema di sicurezza del muscolo: rimane carica finché c’è un minimo di ossigeno in circolo e interviene solo quando la cellula ne ha davvero bisogno.

C’è un dettaglio cromatico che noi amanti del mare conosciamo bene: è proprio la mioglobina a dare il colore rosso scuro ai muscoli dei grandi nuotatori. Se guardi la carne di un tonno o, ancora meglio, quella di un capodoglio, noterai un rosso quasi nerastro. Questo perché questi animali hanno concentrazioni di mioglobina enormi nei muscoli. Hanno trasformato i loro tessuti in gigantesche spugne di ossigeno.

In un certo senso, la mioglobina è la dimostrazione di come la natura sappia diversificare le funzioni partendo dallo stesso mattone. Con lo stesso gruppo eme e una struttura proteica simile, ha creato due strumenti opposti: uno flessibile e comunicativo per il trasporto (l’emoglobina) e uno rigido e tenace per la sopravvivenza (la mioglobina).

Emocianina: il pigmento respiratorio blu a base di rame

Se il ferro dell’emoglobina è il motore della vita vertebrata, l’emocianina è la variante esotica, quella che trasforma polpi, granchi e calamari in una sorta di “nobiltà” dal sangue blu. Il nome è caratterizzato da una parola composta di origine greca, “sangue” + “blu”.

Qui, il colore blu è il segnale visibile di una chimica basata sul rame.

Emocianina: il pigmento respiratorio blu a base di rame, Pigmenti respiratori

Dal punto di vista della struttura, l’emocianina è molto differente rispetto alla struttura dell’emoglobina, vista in precedenza. Non c’è alcun gruppo “eme”, ovvero quel guscio protettivo che tiene il ferro al centro di una porfirina.

Emocianina: il pigmento respiratorio blu a base di rame, Pigmenti respiratori

Nell’emocianina, il rame è letteralmente “abbracciato” direttamente dalla proteina attraverso le catene laterali dell’istidina. Immagina due atomi di rame tenuti fermi da una sorta di morsa fatta di amminoacidi: quando una molecola di ossigeno si avvicina, si infila tra i due atomi di rame e si lega formando un ponte tra i due, che passano dallo stato (Cu+) a uno stato stabilizzato (Cu++). È esattamente in questo istante che il sangue, prima trasparente, si tinge di blu.

Emocianina: il pigmento respiratorio blu a base di rame, Pigmenti respiratori

Ma la vera caratteristica sorprendente dell’emocianina risiede nelle sue dimensioni. Noi siamo abituati a pensare alle proteine come a entità agili, ma l’emocianina è un vero titano. Poiché i molluschi e i crostacei non hanno i globuli rossi, quei piccoli contenitori che proteggono e trasportano il nostro pigmento rosso, l’emocianina viaggia libera nel plasma. Se fosse piccola come la nostra emoglobina, verrebbe spazzata via o creerebbe un caos nei tessuti dell’animale. La soluzione della natura è stata quella di costruire un gigante: una singola molecola di emocianina di un polpo è un complesso mostruoso fatto di decine di unità che si incastrano tra loro.

Emocianina: il pigmento respiratorio blu a base di rame, Pigmenti respiratori

Per darti un’idea della scala, se usassimo un paragone architettonico, potremmo dire che se l’emoglobina è una villetta unifamiliare, l’emocianina è un intero complesso di grattacieli che fluttua nel sangue.

Questa caratteristica rende il “sangue” a base di emocianina incredibilmente viscoso. Più ossigeno l’animale deve trasportare, più pigmento deve avere nel sangue, e più il sangue diventa difficile da pompare.

Nonostante questo limite di “attrito”, l’emocianina ha dei vantaggi: in acque gelide, dove la nostra emoglobina diventerebbe pigra e farebbe fatica a rilasciare l’ossigeno ai tessuti, il rame dell’emocianina continua a lavorare. È la tecnologia adatta per chi vive nell’oscurità dei fondali o nelle correnti di acqua fredda, dove l’ossigeno è poco e il metabolismo deve essere gestito con estrema parsimonia.

Emeritrina: il pigmento respiratorio a due atomi di ferro

Se vogliamo davvero parlare di soluzioni che sembrano arrivare da un altro pianeta, dobbiamo allontanarci dai binari sicuri dell’emoglobina e dell’emocianina per incontrare l’emeritrina. Questa proteina è costituita da una particolare struttura a base di due atomi di ferro.

Emeritrina: il pigmento respiratorio a due atomi di ferro, Pigmenti respiratori

Mentre noi vertebrati “inscatoliamo” il ferro dentro un guscio protettivo, l’emeritrina sceglie una strada molto più diretta. Non esiste alcun anello porfirinico, nessuna “gabbia” organica complessa a circondare il metallo. Al contrario, il cuore di questa macchina è un centro con due nuclei: due atomi di ferro che se ne stanno vicini, coordinati direttamente dagli amminoacidi della proteina. Immagina una sorta di pinza molecolare dove l’ossigeno non viene accolto in un nido, ma viene letteralmente bloccato tra due atomi di ferro che lavorano in coppia (un po’ come avviene nell’emocianina con i due atomi di rame).

Emeritrina: il pigmento respiratorio a due atomi di ferro, Pigmenti respiratori

Questa architettura così diversa si traduce in un comportamento cromatico davvero particolare. Nella proteina scarica di ossigeno, il fluido è completamente incolore, limpido come l’acqua. Ma non appena avviene il legame con l’ossigeno, la configurazione elettronica dei due atomi di ferro cambia e la luce viene assorbita in modo tale da restituirci un colore tra il violetto e il rosa intenso. È una firma cromatica unica, che appartiene a creature che molti di noi non vedranno mai se non scavando nel fango dei fondali, come i Sipunculidi, quei “vermi a siringa” che passano la vita a filtrare sedimenti nell’oscurità.

Emeritrina: il pigmento respiratorio a due atomi di ferro, Pigmenti respiratori

L’emeritrina lega l’ossigeno in modo semplice, on-off. È una tecnologia poco modulabile: o è piena o è vuota. Non c’è comunicazione tra le unità, il che la rende meno efficiente per sostenere metabolismi frenetici, ma incredibilmente tenace nel trattenere il gas in condizioni di pressione costante (quasi come la mioglobina).

Vederla al lavoro fa riflettere su quanto la chimica del ferro possa essere versatile. Con gli stessi atomi, la vita ha costruito sia il “motore sociale” dei grandi predatori, sia questa “pinza rosa” solitaria degli abissi.

Clorocruorina: il pigmento respiratorio verde degli anellidi

Se l’emoglobina è il motore classico della vita e l’emocianina è il colosso d’acciaio blu, la clorocruorina è la variante “accordata” su una frequenza diversa. Voglio però chiarire subito un punto: nonostante il nome, il cloro non c’entra assolutamente nulla. Non c’è traccia dell’elemento Cl in questa molecola. Il prefisso deriva semplicemente dal greco chloros, che significa “verde pallido”, la stessa radice della clorofilla. È un omaggio al suo colore insolito, non alla sua composizione elementare.

Clorocruorina: il pigmento respiratorio verde degli anellidi, Pigmenti respiratori

La cosa affascinante di questa proteina, tipica di alcuni vermi marini come i Sabellidi che vediamo ondeggiare sulle rocce, è quanto la natura sia stata “pigra” ma geniale nel progettarla. La clorocruorina è tecnicamente una emoglobina a cui è stato fatto un piccolo intervento di chirurgia estetica: nell’anello della porfirina che avvolge il ferro, un gruppo vinilico è stato sostituito da un gruppo aldeidico (-CHO).

Clorocruorina: il pigmento respiratorio verde degli anellidi, Pigmenti respiratori

Questo minuscolo spostamento di atomi altera la danza degli elettroni intorno al cuore di ferro ferroso (Fe++), cambiando radicalmente il modo in cui la molecola assorbe la luce.

Il risultato è un effetto ottico particolare: il dicroismo. Se osservi il fluido circolatorio di uno di questi policheti in uno strato sottile, magari nei loro vasi, ti apparirà di un verde foresta limpido. Ma se prendessi quel sangue e lo mettessi in una provetta, lo vedresti virare bruscamente verso un rosso cupo. A basse concentrazioni domina il verde, ma quando la luce deve attraversare uno spessore maggiore, le frequenze “verdi” vengono riassorbite e ai nostri occhi arriva solo il rosso.

Clorocruorina: il pigmento respiratorio verde degli anellidi, Pigmenti respiratori

La sua affinità per l’ossigeno è decisamente più bassa rispetto alla nostra emoglobina. Ma per un organismo che vive ancorato al fondo, filtrando l’acqua con calma olimpica e senza dover mai fare uno scatto bruciante, questo “motore verde” è più che sufficiente.

Pesci del ghiaccio: come vivono senza emoglobina

C’è un’ultima immagine che voglio lasciarti, ed è forse la più estrema di tutte. Se finora abbiamo parlato di come la vita abbia “scelto” un colore per trasportare l’ossigeno, esiste un angolo sperduto del nostro pianeta dove la natura ha deciso di fare l’esatto opposto: cancellare ogni colore. Mi riferisco ai pesci del ghiaccio dell’Antartide. Questi pesci appartengono alla famiglia Channichthyidae.

Credit: Bill Detrich, Northeastern University
Credit: Bill Detrich, Northeastern University

Come racconta bene una ricerca pubblicata qualche anno fa su Quanta Magazine, circa cinque milioni di anni fa questi pesci hanno subito quello che potremmo definire un “furto genomico” su vasta scala. Per un errore del destino evolutivo hanno perso l’intero cluster genico dell’emoglobina.

Pesci del ghiaccio: come vivono senza emoglobina, Pigmenti respiratori

Il motivo sta nel freddo estremo dell’Oceano profondo. In acque vicine allo zero termico, l’ossigeno è così abbondante che questi pesci riescono a farlo viaggiare semplicemente sciolto nel plasma, senza bisogno di alcun trasportatore metallico, questo grazie all’elevata solubilità dell’ossigeno in acque fredde. Hanno barattato l’efficienza delle proteine trasportatrici con una viscosità bassissima: il loro sangue scorre senza attrito, spinto da cuori enormi che muovono masse d’acqua cristallina attraverso vasi sanguigni giganti.

Questa “assenza di colore” dei pesci del ghiaccio è il pezzo mancante per completare la nostra tavolozza. Ci insegna che le architetture molecolari che abbiamo esplorato, il ferro rosso, il rame blu, il ferro rosa o verde, non sono dogmi assoluti, ma risposte creative a sfide ambientali oltre che al tempo.

Capire queste molecole significa capire perché respirare, in natura, non prevede mai una soluzione unica.

Che sia rosso, blu, verde o trasparente, il sangue racconta sempre la stessa storia: quella di una lotta millenaria per l’energia, scritta con i metalli e i colori della terra.

PigmentoMetalloColoreOrganismiFunzione
EmoglobinaFerroRossoVertebratiTrasporto
MioglobinaFerroRosso scuroMuscoliRiserva
EmocianinaRameBluMolluschi, artropodiTrasporto
EmeritrinaFerroRosa/violaInvertebrati mariniTrasporto
ClorocruorinaFerroVerde/rossoAnellidiTrasporto
Tabella riassuntiva delle cromoproteine respiratorie più importanti

← Precedente

Grazie per la risposta. ✨

Valutazione(obbligatorio)

L’app di Blue Dome

Quello che hai letto lo ritrovi nei tuoi dati. Con Freediver, il logbook di apnea di Blue Dome, registri per ogni tuffo sonno, pasto, compensazione, contrazioni ed esito della prova (pulita, samba, blackout): rileggendo il diario impari a conoscere le tue reazioni e riconosci gli schemi che precedono un problema. Scopri Freediver.

Questo articolo è una tappa della guida Fisiologia dell’apnea: lì trovi tutto il percorso, articolo per articolo.

Domande frequenti

Cosa sono i pigmenti respiratori?

Sono proteine colorate che contengono un metallo, ferro o rame, capace di legare l’ossigeno in modo reversibile. Servono perché l’ossigeno si scioglie poco nei liquidi biologici: senza un trasportatore non ne arriverebbe abbastanza ai tessuti.

Che differenza c’è tra emoglobina e mioglobina?

L’emoglobina è formata da quattro unità e viaggia nei globuli rossi: quando la prima unità lega l’ossigeno, le altre cambiano forma e lo legano più facilmente, e il contrario avviene nei tessuti. La mioglobina è una sola unità, sta dentro i muscoli e ha un’affinità per l’ossigeno molto più alta: fa da magazzino di riserva.

Perché i muscoli dei mammiferi marini sono così scuri?

Perché contengono moltissima mioglobina, il pigmento che dà il colore rosso scuro ai muscoli. La carne di un capodoglio o di un tonno appare quasi nera: è il segno di una grande scorta di ossigeno direttamente nei muscoli.

Perché polpi e granchi hanno il sangue blu?

Perché il loro pigmento respiratorio è l’emocianina, che usa il rame al posto del ferro e diventa blu quando lega l’ossigeno. È disciolta direttamente nel sangue in molecole enormi, rende il sangue più viscoso ma continua a funzionare bene anche in acque molto fredde.

Esistono animali che vivono senza emoglobina?

Sì, i pesci del ghiaccio antartici. Vivono in acque gelide, ricche di ossigeno disciolto, e riescono a trasportarlo sciolto nel plasma senza un pigmento respiratorio.

Bibliografia e fonti dell’articolo

Terwilliger, N. B. (1998). Functional Adaptations of Oxygen-Transport Proteins. Journal of Experimental Biology. Link all’articolo


Perutz, M. F. (1970). Stereochemistry of cooperative effects in haemoglobin. Nature. Link all’articolo


Markl, J. (2013). Evolution of molluscan hemocyanin structures. Biochimica et Biophysica Acta (BBA) – Proteins and Proteomics. Link all’articolo


Pallavicini, A., et al. (2001). The Primary Structure of Globin and Linker Chains from the Chlorocruorin of the Polychaete Sabella spallanzanii. Journal of Biological Chemistry. Link all’articolo


Sidell, B. D., & O’Brien, K. M. (2006). When bad things happen to good fish: the loss of hemoglobin and myoglobin expression in Antarctic icefishes. Journal of Experimental Biology. Link all’articolo

Ti è servito? Mandalo a chi va in acqua con te.

Seguici

Respira, stai per immergerti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nome, sito web e commento saranno pubblicati; l’email resta privata. I commenti passano dal filtro antispam Akismet. Informativa privacy.

Ciao, Sono Stefano

Ritratto di Stefano Javarone, fondatore di Blue Dome

ti saluto accogliendoti nel sito!
Ogni storia inizia con un respiro e il tuo è appena cominciato insieme al mio, sotto la cupola blu.

Segui blue dome anche qui