Il soccorso in acqua: intervista a Davide Gaeta

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Il soccorso in acqua: intervista a Davide Gaeta

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12–18 minuti

In breve

Davide Gaeta, soccorritore acquatico oggi nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, spiega perché l’apnea è un paracadute mentale per chi salva vite in acqua e perché ogni ambiente, costa sabbiosa, fiume, forra o alluvione, richiede tecniche diverse. Per l’OMS l’annegamento è un processo che porta a un deficit respiratorio per sommersione o immersione in un liquido, e in Italia conta circa 300-400 casi l’anno. Le linee guida ERC e ILCOR 2025 semplificano il soccorso per chi non è un sanitario in tre azioni: valuta, chiama, rianima.

Il soccorso in acqua

Chi è Davide Gaeta: dalle radici del nuoto al soccorso tecnico

In un mondo dove il mare è spesso visto solo come scenario di relax, esiste una sottile linea rossa composta da professionisti che dedicano la vita a capire cosa succede quando l’acqua smette di essere amica. Davide Gaeta è una di quelle persone che incarnano questa missione: : laureato in Scienze Motorie e della Nutrizione e soccorritore professionista.
Ha iniziato a nuotare in modo sistematico verso i dieci o undici anni, un’età che nel nuoto agonistico viene considerata “fuori tempo massimo”.

Il suo apprendistato è passato attraverso le tappe fondamentali della sicurezza acquatica: brevetto subacqueo Open Water a quindici anni e assistente bagnanti a sedici. Ma è l’esperienza nelle spiagge libere comunali a formare il suo spirito critico. Lì, dove non ci sono i comfort degli stabilimenti attrezzati, Davide ha incontrato il soccorso nella sua forma più cruda ed essenziale, imparando a distinguere la professionalità tecnica da quella “folkloristica” troppo spesso legata all’immagine stereotipata del bagnino da spiaggia.

Il salto avviene a vent’anni, con l’ingresso nella Croce Rossa Italiana e la specializzazione come OPSA (Operatore Polivalente di Salvataggio in Acqua). È qui che il salvataggio inizia a specializzarsi appunto: Davide opera sulle idroambulanze della Costa d’Amalfi, dove la morfologia del territorio trasforma ogni chiamata in una sfida logistica e tecnica. Laureato in Scienze Motorie e della Nutrizione, ha saputo portare il rigore della fisiologia e dell’efficienza motoria nel campo del soccorso d’emergenza.

Oggi, Davide mette questa enorme mole di esperienza al servizio del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

Chi è Davide Gaeta: dalle radici del nuoto al soccorso tecnico, Il soccorso in acqua

Il ruolo dell’apnea nel salvataggio: più di una semplice prova di respiro

Per molti, l’apnea è una sfida contro il tempo o la profondità, una disciplina da record. Per Davide, è qualcosa di molto più viscerale: è un paracadute mentale. Nel suo percorso formativo, Davide ha frequentato i moduli di Apnea Academy (Open, Advanced e Rescue), non per ambizione sportiva, ma per acquisire una confidenza con l’elemento liquido che solo il silenzio del fiato sospeso sa regalare.

Il ruolo dell'apnea nel salvataggio: più di una semplice prova di respiro, Il soccorso in acqua

Di particolare rilievo appare la prova dei 25 metri in apnea nei test per bagnini: quella vasca non serve a dimostrare quanto sei bravo a non respirare, ma a garantirti che non andrai in panico quando l’ambiente si farà ostile.

“Avere una buona padronanza apneistica ti permette di operare in ambiti stressogeni in maniera molto più confidente”.

Immaginiamo un soccorso tra le onde o in una corrente forte. Il cuore batte a mille, l’adrenalina scorre e la fatica chiede ossigeno a gran voce. In quel momento, se un’onda ti sovrasta per cinque o dieci secondi, la tua mente deve sapere di avere un cuscinetto di sicurezza. Senza questa certezza psicologica, il soccorritore rischia di diventare la seconda vittima dell’evento. L’apnea, dunque, non è un fine, ma un mezzo: uno strumento per gestire e mantenere la lucidità necessaria per prendere decisioni importanti in frazioni di secondo.

Il ruolo dell'apnea nel salvataggio: più di una semplice prova di respiro, Il soccorso in acqua

Ambienti acquatici e analisi del rischio: perché l’acqua non è un elemento univoco

Nell’immaginario collettivo, l’acqua è spesso percepita come un elemento uniforme. Per un tecnico come Davide , questa è la prima, pericolosa illusione da sfatare. Esiste una differenza abissale, in termini di dinamica dei fluidi e risposta del soccorritore, tra i diversi corpi idrici.

Non si tratta solo di distinguere tra acqua dolce e salata, ma di mappare scenari radicalmente opposti:

  • Sottocosta sabbioso: Caratterizzato da frangenti e correnti di ritorno (rip currents), che richiedono una lettura rapida della superficie.
  • Acque vive (fiumi e torrenti): Dove la forza dell’acqua è unidirezionale e costante, rendendo inutili le classiche tecniche di nuoto da piscina.
  • Forre e Canyon: Ambienti dove l’acqua si incunea in strutture rigide, dove l’anno scorso in Italia si sono registrati diversi decessi per annegamento in attività di canyoning.
  • Ambienti alluvionali: Scenari urbani dove l’acqua è satura di detriti e sostanze contaminanti, richiedendo DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) specifici.

Definire l’ambiente non è un esercizio accademico, ma la base della prevenzione. Un errore comune, sottolinea Davide, è pensare che un bagnino di mare possa operare con la stessa efficacia in un fiume o durante un’alluvione senza una formazione specifica. La specificità del contesto determina non solo la tecnica di recupero, ma anche la scelta del team e dell’attrezzatura

Sfatare i miti della sicurezza acquatica: congestione, meduse e traumi

La cultura popolare è intrisa di leggende metropolitane che Davide smonta con precisione chirurgica.

  1. Il mito della congestione: La credenza che fare il bagno dopo mangiato provochi un blocco istantaneo dello stomaco è priva di fondamento scientifico. Il rischio reale, in acque particolarmente fredde (sotto i 15°C), è il conflitto autonomico. Si tratta di una co-attivazione del sistema simpatico (che accelera il cuore per lo stress termico) e parasimpatico (che lo rallenta per il riflesso da immersione), che in rari casi può portare a una sincope, soprattutto tuffandosi di testa e in presenza di problemi cardiovascolari; il pasto, secondo Davide, può essere al massimo un fattore in più, mai la causa principale.
  2. Meduse e rimedi della nonna: L’uso dell’urina sulle punture di medusa è totalmente inutile, se non peggiorativo. La gestione corretta richiede acqua di mare e calore, non fluidi corporei privi di proprietà lenitive.
  3. L’ossessione della spinalizzazione: Nel soccorso traumatico in acqua, per anni si è data priorità assoluta all’immobilizzazione con la tavola spinale: oggi l’immobilizzazione è messa in discussione perfino nel trasporto in ambulanza. In acqua profonda un trauma alla colonna è raro e legato quasi solo ai tuffi da grande altezza: i traumi veri avvengono vicino a strutture rigide come gli scogli o negli incidenti nautici. Per Davide ha poco senso allenarsi a spinalizzare in acqua libera; serve esercitarsi dove il rischio è reale, vicino agli scogli e tra i frangenti.

La scienza dell’annegamento: definizioni, statistiche e dati globali

Per combattere l’annegamento, bisogna prima di tutto chiamarlo con il suo nome. Secondo la definizione internazionale adottata dall’OMS, l’annegamento è un processo che causa un deficit respiratorio a seguito della sommersione o immersione in un liquido.

Non è un evento binario “vita/morte”, ma un percorso fisiopatologico che può fermarsi in qualsiasi momento:

  • Fatal drowning: Quando il processo culmina nel decesso.
  • Non-fatal drowning: Quando la vittima sopravvive, pur avendo subito un’interruzione della respirazione.

I numeri raccontano realtà diverse. In Italia, il dato è stabile dagli anni ’90 con circa 300-400 casi l’anno, un numero che riflette una buona cultura della sicurezza, ma che potrebbe essere abbattuto con una prevenzione più mirata. A livello globale, la cifra sale a 300.000 decessi annui, concentrati soprattutto nei paesi in via di sviluppo dove l’assenza di cultura natatoria e la vicinanza a bacini idrici non protetti rendono l’acqua una trappola mortale costante.

Linee guida ERC-ILCOR 2025: il protocollo di soccorso semplificato per i laici

L’aggiornamento 2025 delle linee guida dell’European Resuscitation Council (ERC) e dell’International Liaison Committee on Resuscitation (ILCOR) punta tutto sulla semplificazione estrema per abbattere la barriera della paura nel soccorritore laico. Il cuore di questo approccio è il cosiddetto Protocollo 3C, un algoritmo lineare che Davide descrive come la “bussola del soccorritore” in situazioni di estremo stress.

L’algoritmo delle 3C: Check, Call, CPR

Per un laico, la procedura si articola in tre azioni immediate:

  1. Check (valuta): Riconoscimento precoce dell’emergenza. Occorre verificare se la vittima è cosciente e se respira normalmente.
  2. Call (allerta): Chiamata immediata ai servizi di emergenza (112 in Europa) e richiesta di un defibrillatore (DAE).
  3. CPR & AED (rianima e defibrilla): Inizio tempestivo delle compressioni toraciche di alta qualità e utilizzo del DAE non appena disponibile.

L’essenza di queste direttive, riflessa nella visione di Davide, è che la tecnica deve servire a gestire il panico. Il protocollo 3C agisce come quel “paracadute mentale” che Davide cita a proposito dell’apnea: avere uno schema chiaro e semplificato permette al soccorritore di rimanere lucido, trasformando l’istinto di fuga in un’azione salvavita consapevole. In acqua, dove ogni secondo è ossigeno, la semplicità delle 3C è la nostra migliore alleata.

Il soccorso nell’annegamento: perché è diverso?

Davide sottolinea con forza un punto cruciale delle direttive 2025: poiché l’arresto cardiaco da annegamento è di natura asfittica (causato dalla mancanza di ossigeno), non si può procedere con la sola compressione toracica come in un infarto “a secco”.

Estratto dalle Linee Guida ERC 2025: “Per le vittime di annegamento, la rianimazione deve iniziare con 5 ventilazioni di soccorso iniziali prima di passare alle 30 compressioni toraciche. Questo passaggio è fondamentale per ossigenare i tessuti già compromessi dal processo asfittico”.

Davide aggiunge che l’efficacia di questa manovra è strettamente legata all’uso dell’ossigeno ad alti flussi. Nonostante sia obbligatorio negli stabilimenti balneari, Davide nota come il suo utilizzo reale sia ancora troppo scarso. La figura dell’Oxygen Provider diventa quindi fondamentale: non basta avere la bombola, occorre la competenza tecnica per somministrare ossigeno in modo efficace durante le fasi critiche del soccorso.

Maggiori informazioni sono disponibili sul blog di Davide:

Dal podcast: ruoli, attrezzatura e uscite in mare

Cosa sono gli OPSA

Nella Croce Rossa Italiana c’è una componente che si occupa di soccorso tecnico, i soccorsi speciali. Tra questi c’è l’OPSA, operatore polivalente di salvataggio in acqua: una figura che Davide distingue con nettezza dall’assistente bagnanti e avvicina piuttosto al soccorso tecnico, come il rescue swimmer della Guardia Costiera, l’aerosoccorritore o il soccorritore fluviale e alluvionale.

Ogni ruolo ha la sua attrezzatura

Davide insiste su un punto spesso confuso: chi fa assistenza ai bagnanti e chi fa soccorso tecnico corrono rischi diversi, e quindi servono dispositivi diversi. L’assistente bagnanti lavora in lycra, il soccorritore tecnico con la muta lunga e i dispositivi adeguati all’ambiente. Lo stesso vale per l’attrezzatura: il salvagente anulare è pensato per la nautica d’altura, non per il sottocosta; le pinne lunghe servono al rescue diver che assiste un apneista, mentre in spiaggia, tra sabbia e frangenti, sarebbero un limite e servono le mezze pinne. Non è una questione di prestazione, ma di specificità.

Prima di uscire in mare con un gruppo di apnea

Quando gli ho chiesto come si prepara un’uscita in mare, soprattutto con principianti, Davide ha elencato gli standard che ha imparato nel mondo dell’apnea e che considera i più efficaci:

  • uscire solo se le condizioni del mare lo permettono;
  • dire a chi resta a terra dove si va e a che ora si pensa di rientrare, così che un mancato rientro faccia scattare i soccorsi;
  • rispettare il rapporto tra istruttori e allievi;
  • lavorare con limiti adeguati, di profondità e di esercizi;
  • avere con sé personale formato al soccorso in quell’ambiente e un kit per la somministrazione di ossigeno, perché le emergenze subacquee richiedono spesso ossigeno ad alti flussi.

Gli incidenti da conoscere in apnea

Tra i più comuni Davide cita il barotrauma dell’orecchio e dei seni paranasali e il colpo di ventosa della maschera; spieghiamo la fisica dietro questi problemi nell’articolo sulla legge di Boyle. Nei casi più spinti, tipici di chi ha forzato senza ascoltare il proprio corpo, si può arrivare a una lesione polmonare con espettorato schiumoso. Dal principiante all’esperto, l’emergenza da saper gestire è la perdita di coscienza, il blackout. Più rari il taravana, che può colpire il pescatore subacqueo che non rispetta i recuperi in superficie, e la narcosi, che in apnea riguarda solo le grandi profondità. Per questo un corso rescue è utile a qualunque apneista.

Quanto conta il tempo

Nelle slide dei corsi si legge che ogni minuto senza rianimazione riduce di circa il 10% le possibilità di sopravvivenza. Davide invita a guardare oltre: anche quando dopo pochi minuti si riesce a far ripartire il cuore (ROSC, il ritorno della circolazione spontanea), il danno neurologico può portare al decesso nei giorni successivi. Nelle statistiche quella persona risulta sopravvissuta all’evento, ma la sopravvivenza reale cala molto più in fretta. Ogni minuto conta più di quanto dica la slide.

La corrente di ritorno

Il consiglio classico è nuotare parallelamente alla riva, ed è corretto. Davide osserva però che chi non è abituato alle correnti punterà quasi sempre dritto verso la spiaggia. Sapere che questo pericolo esiste è già un primo passo.

La consapevolezza come primo dispositivo di protezione

Il soccorso tecnico in acqua non è un’equazione statica, ma un processo dinamico dove la funzione deve sempre dettare la forma. Davide insiste su un concetto che ogni apneista e soccorritore dovrebbe scolpire nella propria attrezzatura: la coerenza tecnica e formazione sul campo. È qui che il ponte con il mondo dell’apnea diventa strutturale.

Perché un apneista decide di frequentare un modulo Rescue?

Non per imparare a nuotare meglio, ma per gestire il transfert tra la teoria e la realtà. Davide sposta l’asticella dalla semplice “esercitazione” — spesso ridotta a una sequenza meccanica in piscina — alla simulazione realistica.

  • L’esercizio sterile: Il recupero del manichino in acque limpide costruisce una memoria muscolare necessaria ma insufficiente.
  • La simulazione “sporca”: È l’evento che integra il rumore, la fatica, l’imprevisto dell’attrezzatura e, soprattutto, il lavoro di squadra.

La chiosa di Davide è un monito per l’intero settore: il brevetto non è un traguardo, ma un’assunzione di responsabilità. Immergersi con consapevolezza significa comprendere che la fisica dei gas nei liquidi, la chimica dei gas e l’anatomia della risposta allo stress sono i veri Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) invisibili.

Questa consapevolezza tecnica rappresenta l’ultimo, insuperabile DPI: solo studiando e approfondendo oltre il dogma, possiamo trasformare l’acqua da scenario di rischio a spazio di libertà consapevole.

Chiudiamo con le parole che Davide ha scelto come messaggio finale della nostra chiacchierata:

La formazione non si deve fermare al classico corso, ma deve essere continua attraverso workshop formativi sul campo. Bisogna cercare di entrare in un contesto più simulativo che vada a replicare quello che è la realtà, non il semplice esercizietto fine a se stesso.

La consapevolezza come primo dispositivo di protezione, Il soccorso in acqua

Ringrazio Davide Gaeta per aver condiviso con BlueDome la sua visione tecnica e il suo approccio scientifico al salvamento, oltre che per l’autorizzazione all’utilizzo delle immagini presenti nell’articolo. Per seguire i suoi workshop e restare aggiornati sulla formazione, visitate i canali ufficiali di Davide Gaeta:

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Quello che hai letto lo ritrovi nei tuoi dati. Con Freediver, il logbook di apnea di Blue Dome, registri per ogni tuffo sonno, pasto, compensazione, contrazioni ed esito della prova (pulita, samba, blackout): rileggendo il diario impari a conoscere le tue reazioni e riconosci gli schemi che precedono un problema. Scopri Freediver.

Questo articolo è una tappa della guida Sicurezza in apnea: lì trovi tutto il percorso, articolo per articolo.

Domande frequenti

Fare il bagno dopo mangiato provoca la congestione?

No, la congestione come blocco improvviso dello stomaco non ha basi scientifiche. Il rischio reale, in acque molto fredde sotto i 15 °C, è lo shock da freddo, cioè la reazione brusca del sistema nervoso all’ingresso in acqua.

Cosa fare in caso di puntura di medusa?

Sciacquare con acqua di mare e applicare calore. L’urina è inutile e può peggiorare la situazione.

Cos’è l’annegamento secondo l’OMS?

Un processo che porta a un deficit respiratorio in seguito a sommersione o immersione in un liquido. Non è un evento solo mortale: può concludersi con il decesso (fatal drowning) o con la sopravvivenza (non fatal drowning).

Quanti annegamenti ci sono in Italia ogni anno?

Circa 300-400, un dato stabile dagli anni Novanta che secondo Davide Gaeta si potrebbe ridurre con una prevenzione più mirata.

Cosa prevedono le linee guida ERC-ILCOR 2025 per chi non è un sanitario?

Tre azioni immediate, le 3C: Check, verificare se la persona è cosciente e respira normalmente; Call, chiamare subito i soccorsi; CPR, iniziare la rianimazione cardiopolmonare.

Perché l’apnea è utile a un soccorritore?

Perché dà controllo nelle situazioni di stress: se un’onda ti sovrasta per alcuni secondi durante un salvataggio, chi ha padronanza dell’apnea non va in panico. È il senso della prova dei 25 metri in apnea nei test per assistenti bagnanti.

Fonti e Bibliografia

Gaeta, D., & Pelizzari, U., . APNEA E SOCCORSO: intervista a Umberto Pelizzari: davidegaeta.com/interviste

Gaeta, D., “Il mito della congestione”. Analisi scientifica del conflitto autonomico e del riflesso da immersione. Leggi l’articolo: Il mito del bagno dopo mangiato

ERC (European Resuscitation Council), “Guidelines 2025: Basic Life Support”. Protocolli internazionali aggiornati per il primo soccorso. Consultabile qui: ERC Guidelines 2025

ILCOR, “Consensus on Science With Treatment Recommendations (CoSTR) 2025”. La base scientifica globale per la rianimazione. Documento completo: ILCOR 2025 BLS Chapter

WHO (World Health Organization), “Global status report on drowning prevention 2024”. Dati e strategie globali per la prevenzione dell’annegamento. Scarica il report: WHO Drowning Prevention 2024

ISS (Istituto Superiore di Sanità), “Osservatorio Nazionale per la Sorveglianza degli Annegamenti”. Report sugli incidenti acquatici in Italia e raccomandazioni ISTISAN. Documento PDF: Rapporto Osservatorio ISS

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