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Prima ancora di imparare ad addomesticare il fuoco o a incidere la roccia, l’essere umano ha dovuto fare i conti con un limite invisibile ma assoluto: il confine tra l’aria e l’acqua. È ironico pensare che, dopo un viaggio evolutivo durato milioni di anni che ci ha portati dalle profondità oceaniche alla terraferma, i nostri antenati abbiano sentito il richiamo di quel mondo sommerso, superando al contrario quel confine.
Spesso immaginiamo i nostri predecessori esclusivamente come cacciatori di savana o abitanti di caverne nell’entroterra, ma l’archeologia moderna ci racconta una storia diversa, intensamente tinta di blu. In questo primo capitolo del nostro viaggio tra i popoli del mare, scendiamo nella preistoria per scoprire come l’apnea non sia nata per sport, ma come una silenziosa rivoluzione biologica.
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- Le prime immersioni nella preistoria dell’umanità
- Dalle coste del Tirreno alle scogliere del Sudafrica: come i nostri antenati hanno scoperto l'abisso.
- Neanderthal e il mare: i primi apneisti del Mediterraneo
- L'orecchio del surfista: la prova scritta nelle ossa
- Homo sapiens: la rivoluzione di Pinnacle Point
- Il caso Australopithecus: tra mito e realtà scientifica
- Un respiro lungo millenni
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Domande frequenti
Le prove più solide risalgono ai Neanderthal: nella Grotta dei Moscerini, vicino a Gaeta, sono state trovate conchiglie raccolte vive dal fondale. A Pinnacle Point, in Sudafrica, Homo sapiens sfruttava le risorse marine già circa 164.000 anni fa.
Sì. Le conchiglie della Grotta dei Moscerini non hanno i segni di rotolamento tipici della battigia, quindi sono state prelevate vive dal fondale, e circa il 25% dei Neanderthal analizzati in Eurasia mostra esostosi del condotto uditivo.
L’esostosi del condotto uditivo è una crescita ossea che compare con l’esposizione ripetuta all’acqua. Trovarla in un cranio fossile è un indizio forte di una vita trascorsa spesso in acqua.
Per il cibo: molluschi e risorse marine sono ricchi di DHA, un acido grasso omega-3 importante per lo sviluppo del cervello. Il mare era una dispensa preziosa.
Non ci sono prove. L’ipotesi proposta da Alister Hardy ed Elaine Morgan suggerisce una fase evolutiva parzialmente acquatica, ma per l’Australopithecus non esistono prove fossili o archeologiche di una vita in acqua.
Bibliografia e fonti dell’articolo
Sull’uso delle risorse marine e l’apnea dei Neanderthal:
- Villa, P., Soriano, S., Pollarolo, L., et al. (2020). Neandertals on the beach: Use of marine resources at Grotta dei Moscerini (Latium, Italy). doi.org/10.1371/journal.pone.0226690
Sull’evidenza fisica dell’immersione (Orecchio del surfista):
- Trinkaus, E., Samsel, M., & Villotte, S. (2019). External auditory exostoses among western Eurasian late Middle and Late Pleistocene humans. doi.org/10.1371/journal.pone.0220464
Sulle origini dell’Homo sapiens e la dieta marina:
- Marean, C. W., Bar-Matthews, M., Bernatchez, J., et al. (2007). Early human use of marine resources and pigment in South Africa during the Middle Pleistocene. Nature. doi.org/10.1038/nature06204
Sull’evoluzione e l’adattamento acquatico (Australopithecus e contestazione scientifica):
- Bender, R., Tobias, P. V., & Bender, N. (2012). The Savannah hypotheses: origin, reception and impact on paleoanthropology. History and Philosophy of the Life Sciences, 34(1-2), 147–184. PubMed 23272598
- Langdon, J. H. (1997). Umbrella hypotheses and parsimony in human evolution: a critique of the Aquatic Ape Hypothesis. Journal of Human Evolution. doi.org/10.1006/jhev.1997.0146





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