L’alba dell’uomo acquatico: le radici preistoriche dell’apnea

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L’alba dell’uomo acquatico: le radici preistoriche dell’apnea

Tempo di lettura:

7–10 minuti

Prima ancora di imparare ad addomesticare il fuoco o a incidere la roccia, l’essere umano ha dovuto fare i conti con un limite invisibile ma assoluto: il confine tra l’aria e l’acqua. È ironico pensare che, dopo un viaggio evolutivo durato milioni di anni che ci ha portati dalle profondità oceaniche alla terraferma, i nostri antenati abbiano sentito il richiamo di quel mondo sommerso, superando al contrario quel confine.

Spesso immaginiamo i nostri predecessori esclusivamente come cacciatori di savana o abitanti di caverne nell’entroterra, ma l’archeologia moderna ci racconta una storia diversa, intensamente tinta di blu. In questo primo capitolo del nostro viaggio tra i popoli del mare, scendiamo nella preistoria per scoprire come l’apnea non sia nata per sport, ma come una silenziosa rivoluzione biologica.

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  • Le prime immersioni nella preistoria dell’umanità
  • Dalle coste del Tirreno alle scogliere del Sudafrica: come i nostri antenati hanno scoperto l'abisso.
  • Neanderthal e il mare: i primi apneisti del Mediterraneo
  • L'orecchio del surfista: la prova scritta nelle ossa
  • Homo sapiens: la rivoluzione di Pinnacle Point
  • Il caso Australopithecus: tra mito e realtà scientifica
  • Un respiro lungo millenni

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Domande frequenti

Quando ha cominciato l’uomo a immergersi in apnea?

Le prove più solide risalgono ai Neanderthal: nella Grotta dei Moscerini, vicino a Gaeta, sono state trovate conchiglie raccolte vive dal fondale. A Pinnacle Point, in Sudafrica, Homo sapiens sfruttava le risorse marine già circa 164.000 anni fa.

I Neanderthal sapevano immergersi?

Sì. Le conchiglie della Grotta dei Moscerini non hanno i segni di rotolamento tipici della battigia, quindi sono state prelevate vive dal fondale, e circa il 25% dei Neanderthal analizzati in Eurasia mostra esostosi del condotto uditivo.

Cosa dice l’orecchio del surfista sui nostri antenati?

L’esostosi del condotto uditivo è una crescita ossea che compare con l’esposizione ripetuta all’acqua. Trovarla in un cranio fossile è un indizio forte di una vita trascorsa spesso in acqua.

Perché gli ominidi rischiavano di immergersi?

Per il cibo: molluschi e risorse marine sono ricchi di DHA, un acido grasso omega-3 importante per lo sviluppo del cervello. Il mare era una dispensa preziosa.

L’ipotesi della scimmia acquatica è vera?

Non ci sono prove. L’ipotesi proposta da Alister Hardy ed Elaine Morgan suggerisce una fase evolutiva parzialmente acquatica, ma per l’Australopithecus non esistono prove fossili o archeologiche di una vita in acqua.

Bibliografia e fonti dell’articolo

Sull’uso delle risorse marine e l’apnea dei Neanderthal:

  • Villa, P., Soriano, S., Pollarolo, L., et al. (2020). Neandertals on the beach: Use of marine resources at Grotta dei Moscerini (Latium, Italy). doi.org/10.1371/journal.pone.0226690

Sull’evidenza fisica dell’immersione (Orecchio del surfista):

Sulle origini dell’Homo sapiens e la dieta marina:

  • Marean, C. W., Bar-Matthews, M., Bernatchez, J., et al. (2007). Early human use of marine resources and pigment in South Africa during the Middle Pleistocene. Nature. doi.org/10.1038/nature06204

Sull’evoluzione e l’adattamento acquatico (Australopithecus e contestazione scientifica):

  • Bender, R., Tobias, P. V., & Bender, N. (2012). The Savannah hypotheses: origin, reception and impact on paleoanthropology. History and Philosophy of the Life Sciences, 34(1-2), 147–184. PubMed 23272598
  • Langdon, J. H. (1997). Umbrella hypotheses and parsimony in human evolution: a critique of the Aquatic Ape Hypothesis. Journal of Human Evolution. doi.org/10.1006/jhev.1997.0146

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2 risposte a “L’alba dell’uomo acquatico: le radici preistoriche dell’apnea”

  1. […] Nel primo capitolo di questo viaggio abbiamo scoperto che i Neanderthal si immergevano nel Tirreno per raccogliere molluschi. Oggi facciamo un salto di 70.000 anni e 13.000 chilometri, fino all’ultimo lembo di terra prima dell’Antartide, per incontrare le apneiste più estreme che la nostra specie abbia mai espresso: le donne Yahgan della Terra del Fuoco. […]

  2. […] Nel primo capitolo di questo viaggio abbiamo scoperto che i Neanderthal si immergevano nel Tirreno per raccogliere molluschi. Oggi facciamo un salto di 70.000 anni e 13.000 chilometri, fino all’ultimo lembo di terra prima dell’Antartide, per incontrare le apneiste più estreme che la nostra specie abbia mai espresso: le donne Yahgan della Terra del Fuoco. […]

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