Popoli del mare – Parte II
L’acqua del canale di Beagle trafigge il corpo con la forza di mille lame. Sette gradi nei giorni buoni, meno di tre quando il vento scende dai ghiacciai. La donna scivola fuori dalla canoa di corteccia senza un suono, i capelli neri che si aprono a ventaglio sulla superficie color piombo. Sotto di lei, la foresta di coachiyuyo, il kelp gigante, ondeggia come un bosco al vento.

Nel primo capitolo di questo viaggio abbiamo scoperto che i Neanderthal si immergevano nel Tirreno per raccogliere molluschi. Oggi facciamo un salto di 70.000 anni e 13.000 chilometri, fino all’ultimo lembo di terra prima dell’Antartide, per incontrare le apneiste più estreme che la nostra specie abbia mai espresso: le donne Yahgan della Terra del Fuoco.
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- Chi erano gli Yahgan: i nomadi del canale di Beagle
- Perché a immergersi erano solo le donne?
- Nudi tra i ghiacci: lo stupore di Darwin
- La scienza del loro segreto: come si sopravvive al freddo estremo
- Il tramonto di un popolo (e ciò che resta)
- Un fuoco che non si spegne
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Domande frequenti
Gli Yahgan, o Yámana, sono considerati il popolo più australe mai esistito: per almeno 6.000 anni hanno vissuto in canoa nel labirinto di canali e isole tra il canale di Beagle e Capo Horn, nutrendosi soprattutto di risorse del mare.
Per la divisione dei compiti: gli uomini cacciavano leoni marini e lontre con l’arpione dalla prua, mentre le donne governavano la canoa e si immergevano in apnea per raccogliere molluschi.
Con tre elementi insieme: un metabolismo basale più alto della media, adattamenti biologici al freddo emersi dagli studi su resti e genoma antico dei popoli fuegini, e un’esposizione quotidiana fin dall’infanzia, con il fuoco acceso in canoa per scaldarsi tra un tuffo e l’altro.
Durante il viaggio del Beagle, negli anni Trenta dell’Ottocento, Darwin rimase colpito da persone che vivevano quasi nude in un clima gelido e lo annotò con stupore nei suoi diari.
Oggi oltre mille discendenti vivono tra Cile e Argentina e lavorano per mantenerne viva la memoria. L’ultima parlante nativa della lingua yahgan, Cristina Calderón, è morta nel 2022.
No. I loro adattamenti erano il frutto di genetica ed esposizione costante per tutta la vita. Per noi l’acqua fredda resta un moltiplicatore di rischio: accorcia l’apnea e va affrontata con la muta adeguata e gradualità.
Bibliografia e fonti dell’articolo
Sull’etnografia e la storia degli Yahgan:
• Gusinde, M. (1961). The Yamana: The Life and Thought of the Water Nomads of Cape Horn. Human Relations Area Files.
• Bridges, E. L. (1948). Uttermost Part of the Earth. Hodder and Stoughton.
• Orquera, L. A., & Piana, E. L. (1999). La vida material y social de los Yámana. Eudeba.
Sulle osservazioni dirette dell’epoca:
• Darwin, C. (1839). Journal of Researches (Voyage of the Beagle), capitoli sulla Terra del Fuoco.
Sulla fisiologia dell’adattamento al freddo:
• Hammel, H. T., et al. (1960). Thermal and metabolic responses of the Alacaluf Indians to moderate cold exposure. Journal of Applied Physiology. pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/13711052
• Watanabe, M., Risi, R., Tafuri, M. A., et al. (2021). Bone density and genomic analysis unfold cold adaptation mechanisms of ancient inhabitants of Tierra del Fuego. Scientific Reports, 11. DOI: 10.1038/s41598-021-02783-1.





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