Ci sono incontri che ti lasciano il segno, persone che emanano un’energia così potente e viscerale da travolgerti letteralmente. È esattamente quello che è successo quando ho conosciuto Ilenia Colanero durante la premiazione delle medaglie d’oro FIPSAS. Una determinazione feroce, un agonismo puro e una schiettezza disarmante: Ilenia non ha peli sulla lingua e affronta la vita esattamente come affronta l’acqua.
Eppure, il suo rapporto con l’elemento blu non è nato da un amore a prima vista. Anzi. Nella nuova puntata del podcast di Apnea Stories, Ilenia ci racconta un viaggio incredibile che parte da un momento di estrema vulnerabilità: un letto d’ospedale e l’impossibilità di caricare il peso sulle proprie gambe.
Dal terrore al record: imparare a giocare a briscola
La terapia in acqua, inizialmente, per Ilenia è stato un obbligo terapeutico che la terrorizzava. Come lei stessa si è definita senza mezzi termini, i primi tempi era letteralmente “indecente” sott’acqua, paralizzata dalla paura dell’ignoto.
“Se la vita ti toglie la possibilità di giocare a poker, non devi fermarti. Devi sederti e imparare a vincere a briscola.”
Questa è la sintesi perfetta del suo spirito. Invece di arrendersi davanti a un “intoppo” – come chiama lei le sfide che la vita le ha messo davanti – ha trasformato la piscina nel suo nuovo campo di battaglia. Ha studiato le regole, ha affrontato il panico e ha tramutato quella paura in record mondiali di apnea paralimpica.
Spegnere la “Mente della Scimmia”
In questa puntata sfatiamo anche un mito. Spesso si dice che l’apnea serva a “guardarsi dentro”, ma per Ilenia è qualcosa di molto più pragmatico e vitale. L’apnea le ha insegnato a fare silenzio, a zittire i pensieri caotici che saltano da una parte all’altra come una scimmia impazzita.
È scendere in profondità per isolare un unico pensiero, trovando una pace e una lucidità che, fuori dall’acqua, sembrano impossibili da raggiungere. Un concetto illuminante per chiunque viva la frenesia della vita moderna, agonista e non.
Rubare energia e il messaggio di Alex Zanardi
Il momento forse più emozionante dell’intervista arriva quando Ilenia parla del vero significato dello sport paralimpico. Non è solo questione di medaglie. Le gare sono il luogo in cui va a “ricaricare il cuore”, osservando atleti con disabilità gravissime sputare sangue per chiudere anche solo una vasca.
È l’eredità spirituale di Alex Zanardi e del progetto Obiettivo 3: mettere sempre la propria forza a disposizione degli altri. Ilenia ci svela anche cosa significhi davvero vincere, raccontandoci del suo pianto liberatorio dopo essere arrivata ultima in una gara di paratriathlon. Perché lo sport, alla fine, è la felicità di aver tagliato il proprio traguardo personale, non importa in quale posizione.
Mettetevi le cuffie e preparatevi a questo tsunami azzurro.
🎧 Ascolta ora l’intervista completa a Ilenia Colanero su Spotify!
Cos’è l’apnea paralimpica?
L’apnea paralimpica consiste nel trattenere volontariamente il respiro sott’acqua, adattando programmi formativi e regole di gara per accogliere atleti con disabilità motorie, sensoriali (visive o uditive) e intellettivo-relazionali.
La cosa incredibile? L’Italia è pioniera assoluta in questo campo. Il percorso didattico e il regolamento sviluppati dalla FIPSAS (Federazione Italiana Pesca Sportiva Attività Subacquee) sono stati presi come modello ufficiale dalla CMAS (la confederazione mondiale), diventando lo standard internazionale per le competizioni.
Le discipline in vasca: come si gareggia?
Le gare si svolgono prevalentemente in piscina (indoor) e si dividono in due grandi categorie, con gli opportuni adattamenti:
- Apnea Statica (STA): L’atleta si posiziona a pancia in giù, immobile sulla superficie dell’acqua, e trattiene il respiro il più a lungo possibile. Qui non servono le gambe o le braccia: conta solo la mente, il rilassamento profondo e la capacità di assecondare il riflesso di immersione (il meccanismo biologico che rallenta il battito cardiaco quando il viso tocca l’acqua).
- Apnea Dinamica (DYN): L’obiettivo è percorrere la maggior distanza possibile in orizzontale con un solo respiro. Può essere effettuata con le pinne, con la monopinna o a rana subacquea (senza attrezzi). Gli atleti adattano la tecnica di nuotata in base alle proprie possibilità motorie, sfruttando al massimo la trazione delle braccia o il colpo di bacino.
Il sistema delle Classificazioni: come funziona?
Per garantire competizioni eque, gli atleti vengono inseriti in specifiche classi funzionali dopo una valutazione medico-tecnica. Il principio è semplice: l’impatto della disabilità sulla performance deve essere paragonabile all’interno della stessa categoria.
1. Disabilità Motorie
Viene valutata la funzionalità residua del tronco e degli arti. Chi ha una mobilità ridotta della parte inferiore del corpo compenserà con un lavoro maggiore di braccia, trovando un proprio ritmo e un assetto idrodinamico personalizzato.
2. Disabilità Visive
Gli atleti vengono suddivisi in tre categorie (da B1 a B3) a seconda del residuo visivo e del campo visivo complessivo.
3. Disabilità Intellettivo-Relazionali
In questo caso, il focus si sposta sulla capacità di comprendere le dinamiche di sicurezza e sulla gestione dello stress della performance in acqua.
La sicurezza prima di tutto (il protocollo “Zero Rischi”)
Nota di sicurezza: Nell’apnea l’autosufficienza non esiste. Che tu sia un campione del mondo o un principiante assoluto, non si scende mai in acqua da soli.
Nelle competizioni paralimpiche, il ruolo dei “safety” (gli assistenti in acqua) è amplificato. Ogni atleta ha al suo fianco tecnici qualificati pronti a intervenire al minimo segnale, monitorando costantemente la risposta del corpo e garantendo un’uscita dall’acqua fluida. Per gli atleti non vedenti, ad esempio, i safety fungono anche da “radar”, segnalando la fine della corsia o il momento della virata con piccoli tocchi convenzionali stabiliti prima del tuffo.



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