Definizione
L’ipercapnia è l’aumento di anidride carbonica nel sangue; in apnea è ciò che produce la fame d’aria e le contrazioni diaframmatiche.
Cosa c’è da sapere
Ogni cellula che usa ossigeno produce CO₂. In apnea la CO₂ non viene eliminata con il respiro e si accumula, rendendo il sangue più acido. I chemocettori lo rilevano e il bisogno di respirare cresce.
La chimica è semplice. La CO₂ si lega all’acqua e forma acido carbonico, che libera ioni idrogeno: più ioni, più acidità. La CO₂ attraversa anche la barriera che protegge il cervello e acidifica il liquido in cui è immerso, ed è lì che i chemocettori centrali, responsabili di circa il 70-80% della risposta, la “leggono”.
L’ipercapnia è quindi il vero motore del disagio in apnea, non la mancanza di ossigeno. Imparare a tollerarla, con gradualità, a secco o in statica in acqua con un compagno, è uno degli obiettivi dell’allenamento con le tabelle CO₂.
Il suo opposto è l’ipocapnia, la CO₂ troppo bassa, che si ottiene iperventilando.
In pratica
In statica la senti crescere a ondate: fastidio, poi urgenza, poi le contrazioni. In dinamica arriva prima, perché i muscoli al lavoro producono più CO₂ e lo sforzo stesso spinge a chiedere aria. All’emersione la respirazione di recupero e il respiro tranquillo che segue servono a smaltirla. Nelle sessioni lunghe, con recuperi brevi, si accumula da una prova all’altra. E il fastidio non dipende solo dal numero: paura e ansia lo amplificano, la calma lo smorza, così la stessa CO₂ può pesare in modo molto diverso da un giorno all’altro.
Errori comuni
Il primo errore è vedere la CO₂ come il nemico da abbassare prima del tuffo. È invece il tuo allarme: abbassarla con l’iperventilazione significa staccarlo.
Il secondo è allenare la tolleranza in acqua da soli. Le tabelle CO₂ si possono fare anche in statica in acqua, ma solo con un compagno formato che ti segue per tutta la tabella: a secco una perdita di coscienza non diventa annegamento, in acqua sì. Il terzo è pensare che più tolleranza significhi più sicurezza: l’allenamento rende l’allarme più discreto, ma il sensore dell’ossigeno resta tardivo.
Nota di sicurezza. Gli esercizi di tolleranza alla CO₂ si fanno con gradualità, a secco o in statica in acqua; in acqua mai da soli, sempre uno su, uno giù.
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