Definizione
La capacità polmonare totale è il volume massimo d’aria che i polmoni contengono; la capacità vitale è la parte che puoi davvero espirare dopo un’inspirazione completa.
Conosciuto anche come: capacità vitale, volume residuo.
Cosa c’è da sapere
Dopo un’espirazione forzata nei polmoni resta sempre una quota d’aria, il volume residuo, che serve a tenere aperti gli alveoli. Capacità vitale più volume residuo danno la capacità polmonare totale.
Nella respirazione normale usi solo una piccola parte di questo spazio. A ogni atto respiratorio entrano tra 400 e 600 ml circa di aria fresca, che si mescolano a un volume molto più grande già presente nei polmoni, tra 2000 e 2500 ml circa: è la capacità funzionale residua, una specie di cuscinetto che evita sbalzi improvvisi dei gas nel sangue.
In apnea il volume d’aria è uno dei serbatoi di ossigeno e conta, ma meno di quanto si creda: a fare la differenza sono soprattutto il consumo di ossigeno, il riflesso di immersione e la tolleranza alla CO₂. In profondità il rapporto tra capacità totale e volume residuo diventa importante, perché l’aria compressa scende verso il volume residuo e il corpo deve compensare con il blood shift.
In pratica
Prima di un tuffo si riempiono i polmoni con un’inspirazione completa e lenta, che parte dal diaframma e sale verso il torace. Trattenere il fiato a polmoni pieni dura di più che a polmoni mezzi vuoti: hai più ossigeno in magazzino e più spazio per diluire l’anidride carbonica.
In profondità quel volume si riduce in fretta. Per la legge di Boyle a 10 metri è già dimezzato, a 30 metri è un quarto. Alcuni apneisti esperti aggiungono aria oltre l’inspirazione massima con la carpa, una tecnica avanzata da imparare solo con un istruttore.
Miti ed errori comuni
Il mito più radicato è che polmoni grandi significhino apnee lunghe. Il tempo di apnea dipende molto meno dai polmoni di quanto pensiamo, e molto di più da come il corpo gestisce l’allarme dell’anidride carbonica. Due persone con la stessa capacità possono avere tempi lontanissimi.
Un altro equivoco riguarda i limiti in profondità. Negli anni Sessanta i calcoli teorici davano per fatali profondità che oggi gli apneisti superano, proprio grazie al blood shift: il volume residuo non è un muro invalicabile. Un errore pratico, invece, è forzare l’inspirazione fino a irrigidire spalle e collo: la tensione brucia ossigeno e toglie il rilassamento che serve.
Nota di sicurezza. Le tecniche per aumentare l’aria nei polmoni, come la carpa, possono causare capogiri o svenimenti già in superficie. Si imparano solo con un istruttore e mai da soli.
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Termini collegati
Blood shift · Legge di Boyle · Carpa · Squeeze polmonare
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