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Intervista a Chiara Zaffaroni: tra il nuovo regolamento federale 2026 e la gestione della gara: analisi della disciplina che unisce nuoto pinnato e apnea.
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La storia di Chiara: la scoperta dell’apnea endurance
Il percorso che ha portato Chiara ai vertici dell’apnea mondiale non è lineare né scontato. A 13 anni si avvicina al mare con l’idea di immergersi con le bombole, spinta da una curiosità genuina verso ciò che accade sotto la superficie. Nessuno, tantomeno lei, immaginava che quel primo passo avrebbe aperto una traiettoria completamente diversa.
L’incontro con l’apnea arriva quasi per caso, frutto di un confronto con i genitori e dei suggerimenti forniti dagli istruttori di piscina frequentata all’epoca i quali le indicano la disciplina a corpo libero come passaggio preliminare alle uscite in mare. Una scelta inizialmente tecnica, quasi provvisoria, che però rivela presto qualcosa di più: in piscina emerge un talento naturale che sorprende la stessa Chiara.

La carriera agonistica prende forma nell’apnea dinamica, dove la distanza percorsa è il parametro con cui misurare progressi e prospettive.
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I risultati parlano chiaro: a 17 anni raggiunge già i 160 metri con la monopinna. Nonostante i risultati, quella disciplina aveva iniziato a offrirle meno motivazioni, al punto da farle prendere in considerazione l’idea di fermarsi.
È qui che entrano in gioco Angelo Sciacca e Martina Mongiardino: due figure che riaccendono in Chiara l’entusiasmo.
La invitano a provare l’Endurance, una disciplina più vivace, capace di restituirle ritmo e stimoli. È una svolta non solo tecnica, ma personale: il desiderio di competere ritorna e nel 2019 Chiara raggiunge i vertici nazionali e la Maglia Azzurra.

Oggi, dopo un’evoluzione che è insieme sportiva e umana, Chiara rappresenta una delle voci più autorevoli per raccontare una specialità che continua a cambiare volto. Attraverso la sua esperienza e l’analisi del nuovo Regolamento Nazionale Gare 2026, scopriremo da vicino l’Apnea Speed & Endurance: una disciplina che ha trasformato il trattenere il respiro in un confronto con la velocità, dove ogni metro è anche una sfida con se stessi e con il tempo.
Cos’è l’Endurance
Secondo il regolamento federale, la definizione è inequivocabile: l’Apnea Speed-Endurance (S&E) è la specialità in cui “l’atleta si propone di effettuare in apnea una distanza fissa nel minor tempo possibile”.
Dimenticate l’immagine classica dell’apneista immobile. Qui l’atleta è un motore che deve gestire potenza ed efficienza in carenza di ossigeno e con alti livelli di anidride carbonica. La competizione si svolge in piscina e consiste nel percorrere frazioni ripetute da 50 metri, alternando il nuoto in apnea (rigorosamente sott’acqua) con recuperi passivi al termine di ogni frazione.
«Molti dicono che l’Endurance sia solo fisico, ma quando arrivi ai nostri livelli, dove respiri davvero pochissimo, la componente mentale è enorme», racconta Chiara. «C’è la paura della prestazione, la paura di stare male fisicamente per l’acido lattico. È un equilibrio che va costruito un mattoncino alla volta».
I formati di gara: le distanze ufficiali
Nel circuito federale, le distanze sono codificate rigidamente e impongono all’atleta di specializzarsi o di adattare la propria fisiologia a sforzi molto diversi tra loro. Secondo il Regolamento 2026, le distanze ufficiali per l’Apnea Speed & Endurance si basano sempre su frazioni da 50 metri (indipendentemente dalla lunghezza della vasca).
Le tre gare “regine” sono:
- 2×50 m (Speed 100 m): La gara più esplosiva. Due vasche brucianti con un solo recupero intermedio.
- 4×50 m (Endurance 200 m): Quella che un tempo era nota come “200 Speed”. Richiede una gestione ritmica perfetta.
- 8×50 m (Endurance 400 m): La “maratona” del lattato. Otto vasche ad alta intensità.
A queste si aggiungono le prove estreme individuali, come i 10.000 metri o l’Ora Endurance, dove la sfida diventa mentale oltre che fisica, poco comuni comunque.

Ogni atleta deve completare la gara rispettando dei tempi limite tassativi per ogni formato:
- Speed 100 m: 2 minuti.
- Endurance 4×50 m: 5 minuti.
- Endurance 8×50 m: 10 minuti.
Chi non chiude la prova entro questi limiti finisce in fondo alla classifica con la dicitura “Fuori Tempo Limite”.
La partenza: il countdown e il tuffo
È qui che l’Endurance taglia definitivamente il cordone ombelicale con l’apnea dinamica classica. Dal 2024, il regolamento impone la partenza con tuffo dai blocchi, esattamente come nel nuoto puro.
Un cambiamento accolto con favore dagli atleti: «Serve a rendere la disciplina più spettacolare e ad avvicinarla al mondo del nuoto pinnato», conferma Chiara. «Prima si partiva dall’acqua con procedure lunghe, ora è tutto più immediato e vivace».
La procedura di start è la seguente:
- Chiamata: Il Giudice invita l’atleta nell’area di start (call room).
- Countdown: Lo starter scandisce il tempo residuo: “Ultimo minuto, 30 secondi, 20 secondi, 10 secondi”.
- La partenza lanciata: Negli ultimi 5 secondi inizia il conto alla rovescia finale: “5, 4, 3, 2, 1” seguito dal segnale acustico.
L’atleta deve essere reattivo ma fare attenzione: qualsiasi movimento prima del segnale acustico comporta una falsa partenza e la conseguente squalifica (DQ) immediata. Non ci sono seconde possibilità, a meno che la falsa partenza altrui non abbia danneggiato la propria prestazione, caso in cui il Giudice Capo può ordinare una ripartenza.
Dinamica della vasca: recupero tra le serie e la ripartenza
Mentre si è in percorrenza della vasca nessuna parte delle vie aeree deve emergere, pena la squalifica. È consentito invece che affiori l’attrezzatura o parti del corpo come la schiena o i glutei.
Termine della frazione di 50m
Prima di far emergere la testa per respirare, l’atleta deve obbligatoriamente toccare il bordo della vasca (o il pannello elettronico) con una parte del corpo o con le pinne.
È un momento critico in cui la lucidità puó venire meno. «Il rischio maggiore è tirare fuori la testa prima che la mano tocchi il muro», spiega Chiara. «Basta un attimo di anticipo per essere squalificati, anche se hai fatto una gara perfetta».
Il recupero
Tra una frazione e l’altra (ogni 50 metri), il tempo di recupero dopo l’emersione è libero. L’atleta può scegliere di ripartire subito, dopo 1 secondo o dopo 20, ma il cronometro scorre inesorabile. È qui che si gioca la strategia: respirare di più per riprendersi o ripartire subito per abbassare il tempo totale?
Arrivo e termine della gara: la fine del “protocollo di superficie”
La rivoluzione più grande per chi viene dall’apnea tradizionale è l’assenza del protocollo di superficie. Nelle gare di Speed & Endurance, una volta toccato il bordo, la gara è finita. L’articolo 4.3.3.3 è chiaro: “al termine della prova, l’atleta non deve effettuare il protocollo di superficie”.
Niente più segnali “OK”, niente più attese di 20 secondi sotto lo sguardo severo dei giudici, niente più terrore di essere squalificati per un movimento scomposto dopo una prestazione perfetta. Basta toccare. Questa semplificazione rende l’arrivo molto più simile a quello del nuoto, aumentando la spettacolarità e l’immediatezza del risultato per il pubblico.
L’attrezzatura: monopinna vs bipinne
Il regolamento è democratico: permette l’uso di bi-pinne o monopinna senza limitazioni di materiali o dimensioni, purché mosse esclusivamente dalla forza muscolare.
Tuttavia, la libertà di opzione vacilla quando si guarda il cronometro. Infatti, poiché la classifica finale è unica (non esiste una distinzione tra chi usa mono e chi usa bi-pinne nell’Endurance), la scelta competitiva ricade quasi esclusivamente sulla monopinna. Dunque, seppur teoricamente possibile, è concretamente impensabile gareggiare con le pinne tradizionali per chi punta al podio. «Sarebbe controproducente, non riusciresti mai a fare gli stessi tempi», taglia corto la campionessa, «la monopinna è troppo più efficiente e si utilizza solo quella».

Penalità e squalifiche: cosa non fare
In questa disciplina, il regolamento punisce gli errori con due livelli di severità:
- Penalità generale (10% del tempo): Viene applicata per infrazioni “minori” che non compromettono la validità totale della prova, come nuotare in superficie. La sanzione è la seguente: viene aggiunto al tempo finale un “malus” pari al 10% del tempo realizzato.
- Squalifica (DQ): È l’espulsione dalla classifica. Si riporta di seguito un elenco dettagliato dei tipi di sanzione in base alla condotta irregolare.
| Condotta | Infrazione | Tipo di Sanzione |
| L’atleta parte prima del segnale acustico. | Falsa partenza | Squalifica (DQ) |
| L’atleta fa emergere le vie aeree per respirare prima di aver toccato il bordo vasca. | Interruzione apnea | Squalifica (DQ) |
| L’atleta fa emergere le vie aeree per respirare prima di aver toccato il bordo vasca. | Ostruzione | Squalifica (DQ) |
| L’atleta nuota in superficie tutta la vasca. | Nuoto in superficie | Penalità generale |
| Qualsiasi violazione che non preveda squalifica diretta. | Infrazioni minori | Penalità generale |
| L’atleta supera i tempi massimi consentiti (2, 5 o 10 min). Viene posizionato in fondo alla classifica. | Tempo Limite | Fuori Tempo (Fondo classifica) |
La sicurezza durante le competizioni
Il Regolamento 2026 e la pratica sul campo delineano un sistema di sicurezza per gli atleti rigoroso che influenza anche la logistica delle partenze.
L’assistente di sicurezza (Safety)
Ogni atleta in acqua ha il suo “angelo custode”. Il regolamento prevede la presenza di una Squadra di Sicurezza composta da apneisti esperti. Il safety segue l’atleta come un’ombra.
Composizione delle Batterie
Per garantire la corretta “sorveglianza” dell’atleta, le batterie (ovvero i gruppi di atleti che partono insieme) sono strutturate in modo particolare. Non vedrete mai una vasca piena “a tappo” nelle gare di alto livello.
- “La regola del 4“
Chiara ci spiega che: «Per una questione di sicurezza fanno partire al massimo quattro atleti alla volta. Questo lascia corsie libere per i safety che ci seguono passo passo. Sapere di avere qualcuno lì per te, pronto a intervenire se succede qualcosa, è fondamentale per la tranquillità mentale».
Blackout e intervento
Se l’atleta va in blackout sott’acqua, il safety interviene immediatamente portandolo in superficie. Se il problema avviene in superficie (LMC o Blackout dopo il tocco), il safety attende l’ordine del giudice o agisce se l’atleta non è in grado di mantenere le vie aeree emerse. Il tocco del safety in questi casi equivale alla fine della prova.
Dietro le quinte: la vita da “pionieri”
Al di là dei regolamenti e della tecnica, l’intervista con Chiara ha aperto una finestra sulla quotidianità di un’atleta d’élite in uno sport che è ancora, per molti aspetti, terra inesplorata.
Un allenamento senza sconti
Per sostenere ritmi che fondono l’anaerobico lattacido con l’ipossia, il volume di lavoro è importante. La settimana tipo di Chiara si articola su 6 giorni di allenamento (dal lunedì al sabato), spesso con doppie sessioni che alternano il lavoro in acqua alla palestra, unito all’allenamento della respirazione.
Il paradosso della consapevolezza
Si potrebbe pensare che l’esperienza renda tutto più facile, ma per Chiara e per gli atleti di alto livello è vero il contrario. Esiste un paradosso negli agonisti:
“All’inizio è quasi più facile perché non sai a cosa vai incontro”, spiega Chiara. “Con gli anni acquisisci maturità, sai gestire ogni metro, ma conosci anche perfettamente le sensazioni di sofferenza che arriveranno. Sai che potresti stare male, e questo richiede una preparazione mentale ancora più solida rispetto all’inizio, perché questo può compromettere la prestazione”.
Pionieri dell’agonismo
L’Endurance è una disciplina giovane anche per la scienza medica. A differenza del nuoto puro, dove esistono biblioteche intere sulla gestione del lattato, qui gli allenatori e gli atleti si muovono spesso come pionieri. Chiara racconta di aver affrontato episodi fisici complessi, come un’importante acidosi metabolica in conocomitanza di una gara ad Atene, un evento che ha costretto il team a rivedere completamente la preparazione. “Il problema è che mancano studi specifici su cosa accade al corpo combinando apnea e velocità a questi livelli”, ammette l’atleta. “Si procede sempre al meglio, cercando un equilibrio tra performance e salute che va costruito su misura per ogni atleta”.
Come ogni agonista, anche Chiara vive comunque di competizione. Nonostante detenga il record mondiale nella 8×50 m (400 metri) con il tempo di 4:00.37, quel numero non la soddisfa appieno.
“Mi dà fastidio quel ‘.00′”, confessa ridendo. “Avrei voluto vedere un 3:59”. Sono solo pochi decimi, ma a questi livelli un muro infranto fa la differenza”.
Una disciplina di cui sentiremo parlare spesso
L’Apnea Speed & Endurance che emerge dal Regolamento 2026 e dalle parole di Chiara Zaffaroni è uno sport in piena metamorfosi. Tutto inizia a essere disegnato per avvicinare gli atleti e il pubblico a un mondo che per troppo tempo è rimasto nascosto sotto la superficie (in tutti i sensi).
Per Chiara, la regina italiana di questa specialità, la sfida è appena iniziata. Se i regolamenti cambiano, l’obiettivo resta uno solo: abbattere i propri limiti.
E nel 2026, questa corsa sarà più veloce che mai.

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La strada verso i nuovi record e le prossime sfide internazionali passa anche dai social. Per seguirla, capire come si prepara una campionessa mondiale e supportare la sua attività, trovi i link dei suoi social di seguito:
📸 Instagram: @zaffaroni.chiara
Threads: zaffaroni.chiara
Io intanto la ringrazio per avermi dedicato del tempo e saluto lei e voi, augurandovi buon blu!
Riepilogo della specialità
Per orientarsi in questa specialità tecnica, abbiamo sintetizzato i punti chiave del Regolamento FIPSAS 2026 per la disciplina Speed & Endurance. Che siate atleti pronti a tuffarvi dal blocco o spettatori curiosi di capire perché un atleta non viene squalificato dopo un blackout post-tocco, ecco lo schema fondamentale dell’anatomia della gara.
| Caratteristica | Dettaglio regolamentare |
| Distanze Ufficiali | 100 m (2×50 m) 200 m (4×50 m) 400 m (8×50 m) |
| Frazionamento | Le prove sono sempre suddivise in frazioni da 50 metri, indipendentemente dalla lunghezza della piscina. |
| Tempi limite | 100 Speed: 2 minuti 4×50: 5 minuti 8×50: 10 minuti |
| Partenza | Tuffo dal blocco (dive start) dopo il segnale acustico. |
| Recupero tra le serie | Tempo di recupero libero tra una frazione e l’altra (al termine di ogni 50m). Il cronometro continua a scorrere. |
| Arrivo intermedio | Obbligo di toccare il bordo o il pannello elettronico con una parte del corpo o le pinne prima di far emergere le vie aeree. |
| Protocollo di superficie | Nessun protocollo. L’atleta tocca il muro e la prova è conclusa. Non serve dare l’OK né attendere i giudici. |
| Attrezzatura | Monopinna o bi-pinne (mosse da forza muscolare). Classifica unica. |
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